De Biasi carica il Modena: "Se batte il Bari si rialza"

L’indimenticabile allenatore della Longobarda crede nella missione playoff "Noi dalla C alla A avevamo cambiato pochissimo. Servono valori e il gruppo".

De Biasi carica il Modena: "Se batte il Bari si rialza"

De Biasi carica il Modena: "Se batte il Bari si rialza"

In questi casi non si fa altro se non dare la celebre "parola all’esperto". Beh, molto esperto lo è Gianni De Biasi (foto), la sua voce a Modena è quasi vangelo e ci mancherebbe altro. Ed era di passaggio proprio qui, ora che riesce a gustarsi il calcio da vicino rispetto a quando viveva a Baku, in Azerbaigian, la cui nazionale ha scelto di lasciare terminato il contratto qualche mese fa. Ospite di ’Barba&Capelli’, ha lanciato pure qualche idea sul futuro, qualcuna anche suggestiva.

De Biasi, ha girato tanto in questo decennio. Ma tornerebbe a Modena?

"A Modena non tornerei come allenatore, magari in altre vesti. Se tornassi e le cose non andassero nel verso giusto, mi darebbero del vecchio allenatore. Meglio non rischiare...".

E cosa le piacerebbe fare ora? "Mi piacerebbe fare il direttore tecnico".

A Modena?

"Dove mi danno la possibilità... credo di avere l’esperienza giusta e la conoscenza".

C’è da preoccuparsi visti i risultati attuali?

"No, credo di no. È tutto molto corto in quella parte della classifica, tutte possono lottare per l’ultimo posto playoff".

Anche se i numeri del girone di ritorno, non sono buoni... "All’inizio tutto funzionava alla perfezione, adesso si prende qualche gol di troppo. La sconfitta con la Feralpi ha pesato molto, ma il Modena se fa tre punti col Bari si rialza. Ci sono momenti e momenti nella stagione, ora bisogna distribuire positività".

Conosce Vaira, conosce la società...

"Ho conosciuto Rivetti due anni fa, persona molto disponibile e per bene. Uno di questa terra, ha un legame molto forte con essa. Gli auguro il meglio. Giovane società? Non credo all’inesperienza, possono solo crescere".

Spendere significa puntare in alto e vincere?

"Dalla C alla A avevamo cambiato pochissimo, Cevoli per Legrottaglie e poco altro. Se si creano i presupposti giusti si può arrivare lontano anche senza spendere, parlo di valori e di gruppo che stia bene".

Lei arrivò a pochi passi dalla panchina della Nazionale?

"A un millimetro dalla panchina azzurra... Più che vicino. Era il 2016, dovevo andare all’Europeo con l’Albania in Francia, Conte aveva annunciato sarebbe andato al Chelsea e la Figc voleva scegliere prima dell’inizio del torneo. Annunciarono Ventura perché era libero, volevano in qualche modo replicare a Conte. Eravamo molto avanti, dovevo solo parlare col mio presidente albanese, ci rimasi molto male".

In Albania ha fatto cose enormi, poi riconosciute

"Cittadinanza albanese, Laurea Honoris Causa... Non riuscii a prendere la laurea in Giurisprudenza da ragazzo, figuriamoci, è stato tutto gratificante. La prima volta che andai in Albania molti colleghi mi presero in giro. Ma venivo da un’esperienza ad Udine che mi aveva fatto pensare di chiudere con le panchina in Italia e così è stato. Un allenatore deve essere rispettato di più, all’estero accade"

È stato lontano, spesso ha rinunciato a qualcosa

"Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Ho avuto la possibilità di incontrare persone con le quali ho avuto il piacere di lavorare".