Boom di disturbi dell’apprendimento: "Ma quasi due anni per una diagnosi"

Intanto i centri privati sono alle prese con le nuove regole della Regione: "Accreditamento a rischio"

Boom di disturbi dell’apprendimento: "Ma quasi due anni per una diagnosi"

Astrella Cascino, responsabile sanitario del centro Charlie Brown: «La tempestività della diagnosi è fondamentale per consentire la riabilitazione sia per permettere alla scuola di adottare gli accorgimenti necessari»

"Quasi due anni per una diagnosi. Quando mia figlia frequentava la seconda elementare l’insegnante ha segnalato una difficoltà di apprendimento. Mi sono subito attivata con l’Ast per prendere un appuntamento e mi hanno messo in lista di attesa. Sono stata ricontattata per la visita alla fine della terza elementare e la relazione mi è arrivata a dicembre 2023. Mia figlia intanto ha quasi dieci anni e nel frattempo frequenta la quarta". Laura, mamma di una bimba pesarese a cui è stata segnalata una difficoltà legata al disgrafismo, ha atteso due anni prima di vedersi riconosciuta una diagnosi ufficiale e quindi spendibile con la scuola, per poter avere un piano didattico personalizzato.

"Nel frattempo ho garantito le terapie a mia figlia – continua Laura -, spendendo 40 euro a settimana in sedute private. In mancanza di una relazione ufficiale non abbiamo potuto beneficiare, in questi due anni, di alcun sussidio pubblico. Chi non si può permettere queste somme attende tempi lunghissimi prima di affrontare le difficoltà di apprendimento dei propri figli".

"Dai tre ai quattro bambini per classe nelle scuole dell’obbligo di Pesaro – evidenzia Sara Stagni, psicologa del Centro Tamerice di Pesaro – hanno un disturbo specifico di apprendimento o un bisogno educativo speciale. Le famiglie si rivolgono ai nostri centri privati accreditati perché i tempi nel pubblico sono lunghissimi ma con l’ultima normativa regionale rischiamo che non ci venga rinnovato l’accreditamento. Il risultato? L’ attesa si moltiplicherebbe ulteriormente a danno dei bambini e dei ragazzi più fragili a rischio bocciature, abbandono scolastico e problemi sociali connessi. Il 26 marzo prossimo il mio centro avrà la visita dei valutatori per l’accreditamento regionale. Anche ammesso che io sia fortunata e lo ottenessi, non sono comunque d’accordo perché va a ledere la qualità del nostro lavoro e delle tariffe a danno della collettività". La psicologa, tra le professioniste dei centri accreditati pesaresi, lancia l’allarme. "Dalla telefonata in cui si prende l’appuntamento a quando si ottiene una diagnosi del disturbo, in un centro accreditato può passare al massimo un mese. E questa diagnosi ha valore di certificazione che può essere presentata alla scuola per poter avere un piano didattico personalizzato che individua gli strumenti che consentono al bambino di raggiungere gli stessi obiettivi dei compagni - spiega la psicologa Astrella Cascino responsabile sanitario del centro Charlie Brown –. La tempestività della diagnosi è fondamentale sia per consentire la riabilitazione in caso di disturbi di apprendimento sia per permettere alla scuola di adottare gli accorgimenti didattici necessari. Ma con l’ultima normativa del 2023 ci vengono richiesti dei requisiti assurdi. Se non ci viene rinnovato l’accreditamento la nostra diagnosi non avrebbe più valore di certificazione e non potrebbe essere presentata alla scuola per avere il piano didattico personalizzato. Togliendo, di fatto, il diritto a questo strumento in tempi accettabili è come se, un bambino con problemi di miopia, venisse lasciato per due anni senza gli occhiali per poter vedere la lavagna".

"Il 3,5 per cento dei bambini della scuola dell’obbligo ha una difficoltà di apprendimento – illustra Daniela Gallo, responsabile sanitaria del Centro Domino di Pesaro – i 4 centri accreditati del Comune di Pesaro fanno fronte all’esigenza di diagnosi per circa l’1,5 per cento di questa percentuale a fronte del 2 per cento intercettati dal pubblico. Nel Centro Domino, vengono fatte, ogni anno, circa 200 tra prime diagnosi e rinnovi triennali. Se ai centri venisse tolto l’accreditamento la mole di richieste, per il pubblico aumenterebbe andando a influire ulteriormente sui tempi di attesa".