Covid, fondi boomerang: "Chi ha risparmiato dia indietro il resto". Mannaia su Vallefoglia

Lo Stato reclama la quota eccedente rispetto ai bisogni documentati. In provincia 15 Comuni dovranno pagare cifre tra 2mila e i 310mila euro. Ucchielli: "Invece di premiarci per la buona gestione, ci penalizzano".

Covid, fondi boomerang: "Chi ha risparmiato dia indietro il resto". Mannaia su Vallefoglia

Covid, fondi boomerang: "Chi ha risparmiato dia indietro il resto". Mannaia su Vallefoglia

"Forse era meglio se facevo lo ’spendaccione’. E’ il pensiero che potrebbe aver sfiorato la mente dei quindici sindaci della provincia di Pesaro e Urbino che dovranno restituire una belle fetta degli aiuti stanziati dal governo Conte durante la pandemia, il cosiddetto "fondone Covid". La mazzata è arrivata con il decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, dell’8 febbraio 2024.

Maglia nera al Comune di Vallefoglia, in lista alla classifica dei Comuni che sono tenuti alla restituzione, e che dovrà ridare indietro 310.665 euro. Al secondo posto c’è Gradara che dovrà restituire la considerevole somma di 174.750 euro, seguita da Montefelcino, con un surplus di 96.910 euro. Fano si piazza al quarto posto con un importo di 88.724 euro che farò marcia indietro verso le casse statali. Pesaro invece non compare tra i Comuni con una voce di surplus superiore allo zero. E nemmeno Urbino. Che poi, tecnicamente, non sarebbe corretto parlare di ’maglia nera’ visto che la restituzione penalizza proprio i Comuni più virtuosi in base ad un meccanismo dove la restituzione segue un criterio inversamente proporzionale rispetto all’indice di risparmio.

Strano ma vero: in pratica i primi della classe sono quelli che ci rimettono, almeno in termini economici. E se sei stato bravo e hai risparmiato, sei in cima alla lista di quelli che restituiranno gli aiuti. In pratica la favola della cicala e della formica alla rovescia. Il sistema prevede infatti la restituzione dei "surplus" da parte dei Comuni, ma non da parte di tutti. Gli enti tenuti a restituire sono quelli che hanno ricevuto un aiuto economico, a titolo di "fondone", risultato superiore alle effettive necessità in termini di maggiori spese Covid, al netto dei risparmi e delle minori entrate. "Con il nuovo decreto emesso dal governo Meloni – spiega Marzia Cartoceti, consigliera comunale di Vallefoglia -, i comuni che nel triennio 2019-2021 (pre e post pandemia) abbiano attuato una diminuzione delle spese, rimanendo in linea con l’armonizzazione del bilancio annuale, devono restituire il 30 per cento di quanto ricevuto in pandemia dallo Stato. Vallefoglia ha ricevuto un milione di euro e lo ha speso per varie esigenze: restituiremo così in quattro rate annuali da circa 77.500 euro, a partire da aprile 2024".

"E’ una follia, o quantomeno un’ingiustizia – è la dura critica del sindaco di Vallefoglia Palmiro Ucchielli -. Invece di premiarci perché abbiamo fatto buona amministrazione ci richiedono i soldi indietro. Avrebbero dovuto darci un premio e invece ci penalizzano. Con quelle risorse potevamo farci tante cose. Noi abbiamo sempre avuto i conti in ordine e abbiamo risparmiato e ora ci richiedono quei fondi indietro: speriamo che ci ripensino e che ce li restituiscano". "Ogni Comune italiano ha ricevuto fondi in base al numero di abitanti – illustra ancora la consigliera Cartoceti -. Il fondo prevedeva l’utilizzo di quote vincolate, ad esempio la copertura dei tributi derivanti da Tosap (tassa sull’ occupazione suolo pubblico) permettendo agli esercenti di rispettare le regole di distanziamento Covid allargandosi all’esterno con tavoli sedie o merce in esposizione, a titolo gratuito. La mancata riscossione del tributo da parte del Comune veniva in parte coperta con questi soldi. Inoltre vi erano anche quote libere che il Comune poteva utilizzare per le proprie necessità, dall’asfaltatura di una strada al ripristino dell’illuminazione pubblica, oppure per l’elaborazione di progetti per il territorio".