E io quei trattori non posso non amarli

Il cartello su un trattore protestante a Pesaro Capitale della cultura 2024 afferma "Non c'è cultura senza agricoltura". L'autore sostiene che l'agricoltura è parte integrante della cultura e che non si può ignorare il suo valore. Non si conoscono i dettagli della protesta, ma l'autore si schiera a favore dei contadini e della loro importanza per la società.

E io quei trattori non posso non amarli
E io quei trattori non posso non amarli

No so chi l’abbia scritto, ma anche se non conosco ancora bene il programma degli eventi da qui a dicembre, devo dire che una delle migliori "prestazioni" artistiche offerte da Pesaro Capitale della cultura 2024 è il cartello apparso su uno dei trattori (nella foto) arrivati in città per protestare contro le politiche europee: "Non c’è cultura senza agricoltura". E’ una battuta degna di Shakespeare, una battuta tragica perché sarà sconfitta, come tutte le grandi civiltà che alla fine devono soccombere, ma è una frase che rimarrà indelebile. Non so i motivi della protesta, ma me li posso immaginare, non so se hanno richiami e collegamenti politici, ma me li posso immaginare, non so se le richieste sono spropositate e di parte, ma potrebbe essere.

So solo che con tutto il cuore e la mente sono da quella parte: non c’è cultura senza agricoltura, senza contadini, senza gente che vive, possibilmente meglio di un tempo, sulla terra e per la terra. C’è semmai agricoltura che è già cultura di per sé. Non porgo manco orecchio a chi sostiene che ormai la campagna ha fatto il suo tempo, la civiltà corre su altre strade, vie, tramiti, attrezzi, strumenti. A tutti questi basterebbe chiedere come farebbero poi a vantarsi quando nel piccolo party di famiglia e nella gran serata nel giardino della villa tirano fuori salami e prosciutti vantandosi spudoratamente che quelli vengono di sicuro della campagna, dal contadino, dal maiale vero e i maiali veri non crescono in garage. Ma la sostanza è più profonda, discriminante, divisoria e senza possibilità di remissione. E’ questione di visioni del mondo: preferirò sempre un tramonto seduto su un’aia con gli animali che si preparano alla notte che qualunque drink di fronte a un tramonto condiviso come un selfie sui tavoli di un locale alla moda. Contadini si è per sempre, anche se si vive in città. Se sa di retorica peggio per chi la coglie. Poche cose valgono lo stradone bianco che porta verso la casa laggiù in fondo, coi due "pignocchi" davanti. Se i trattori che protestano hanno torto mi dispiace per loro, ma non posso non amarli. f.b.