Pesaro, in carcere per una merendina rubata

Condannato un 22enne che non si è mai presentato ai processi per il furto

Arrestato per il furto delle merendine in un distributore automatico

Arrestato per il furto delle merendine in un distributore automatico

Pesaro, 2 marzo 2019 - Rubò tre merendine del valore di 5 euro da un distributore automatico della scuola. Era il 18 ottobre 2012. Con lui c’erano altri ragazzini, tutti tra i 13 e i 15 anni di Vallefoglia. La gang fece bisboccia quella sera al gusto di albicocca. Due giorni fa, uno di quei quattro minorenni oggi 22enne, Alban C. albanese, domiciliato nel Casertano, bracciante agricolo, è stato chiamato in caserma dai carabinieri di Vallefoglia per una ‘notifica’.

Alban pensava ad una questione riguardante il permesso di soggiorno visto che gli era scaduto e non aveva i requisiti per un rapido rinnovo. Appena arrivato, si è sentito dire questo: «Per quella merendina rubata nel 2012 lei ha avuto un processo e una condanna passata in giudicato. La procura generale ha emesso il decreto di esecuzione della pena. Deve scontare 2 mesi e 20 giorni di reclusione in carcere e pagare 80 euro di multa. Venga, l’accompagniamo in carcere».

Il ragazzo stentava a crederci, anzi gli sembrava uno scherzo: «Perché devo andare in galera per una merendina? Come è possibile? In Italia non può succedere questo». Ma non c’è errore: essendo stato condannato senza richieste di misure alternative perché contumace e irrintracciabile anche dall’avvocato d’ufficio del processo il quale avrebbe dovuto avere una delega speciale per chiedere misure alternative al carcere, si sono aperte le porte del carcere.

Spiega l’avvocato d’ufficio Marco Vitali di Pesaro: «Sono avvilito perché è incredibile quello che è successo. Siamo di fronte ad un caso di malagiustizia che spedisce in carcere un ragazzo per una merendina del valore di 5 euro mentre gli altri amici di quella sera, per la stessa ragione, hanno avuto il perdono giudiziale. Alban, dopo esser stato riconosciuto da un carabiniere che ha pensato di identificarlo in un giovane col cappuccio in testa che stava arraffando la merendina, è sparito dalla casa famiglia di Vallefoglia tornando in Albania. I genitori, da Caserta, hanno dichiarato alla procura un domicilio anche se poi non c’era nessuno. Ma questo è stato sufficiente per procedere col processo in primo grado, secondo fino alla Cassazione dove ho chiesto l’annullamento della condanna per la dubbia identificazione dell’imputato e per la sua non consapevolezza di ciò che gli stava accadendo. Ricorso respinto con la conferma della condanna. Quando è arrivata l’esecuzione della pena con sospensione di 30 giorni, avrei dovuto presentare richiesta di misura alternativa ma non avevo la procura speciale per farlo perché non sono riuscito a rintracciare Alban. Scaduto il termine, la sentenza è diventata esecutiva e a quel punto il ragazzo è stato rintracciato a Caserta. E’ un’ingiustizia». 

Intanto Alban, in questi anni, si è fatto conoscere dalla giustizia per piccoli episodi di spaccio ma senza riportare sentenze passate in giudicato. La prima è questa della merendina, rubata forse per gioco ma diventata una insuperabile tagliola giudiziaria.