I trattori ripartono, casello svuotato: "Ce ne andiamo ma non molliamo"

Cinque giorni di presidio finiti ieri sera. La solidarietà dei 60 studenti dell’Agrario, arrivati sul posto

I trattori ripartono, casello svuotato: "Ce ne andiamo ma non molliamo"

I trattori ripartono, casello svuotato: "Ce ne andiamo ma non molliamo"

Niente più clacson, niente più strombazzate di solidarietà da automobilisti e camionisti. Il prato davanti al casello autostradale, in Strada del Montefeltro, da ieri sera è vuoto, dopo aver ospitato per 5 giorni gli agricoltori provenienti da tutta la provincia e anche di più. Cos’è rimasto di quella battaglia combattuta coi trattori? Il loro messaggio è chiaro: "Ce ne andiamo ma non molliamo"

"Sono stati cinque giorni veramente intensi – commenta Davide Silvestrini, agricoltore, di Urbania –. Ci sono stati alti e bassi, con tanti sacrifici fatti. Delle volte abbiamo anche battibeccato tra di noi, ma poi risolvevamo tutto. È stata un’occasione per farci conoscere, per far capire alla cittadinanza quali erano le nostre problematiche e far vedere che noi ci siamo, che non stiamo sempre nei campi, ma che ogni giorno lavoriamo per poter dare un pasto sano ad ogni cittadino. Purtroppo, quel passo indietro dell’Europa sui pesticidi, è stato una specie di contentino. Non erano quelle le vere problematiche che ci affliggevano. Ora però si torna a casa, sperando che ora qualcuno decida di aiutarci veramente".

Una trentina i trattori che ieri, poco prima delle 20, sono ripartiti verso le loro case e i loro campi. "Sono stati giorni produttivi, più che altro perché abbiamo visto molta sensibilità da parte dei cittadini comuni – spiega un altro agricoltore, Federico Tiberi, di Urbino –. C’è stata tanta solidarietà e questo era quello che volevamo, perché il prodotto non è solo nostro, ma di tutti quanti. Tutti mangiano le verdure o la carne, magari non pensando a tutta la fatica che c’è dietro. Ora lo sanno, ci hanno visto e sentito. Una cosa che, inoltre, mi ha fatto molto piacere è stato aver visto tutti i ragazzi dell’Istituto Agrario venuti qui a quest’ultima giornata. Loro sono il nostro futuro, è giusto che siano informati su quello che sta succedendo nel settore". Una sessantina i ragazzi del Cecchi che hanno partecipato, ieri mattina, alla manifestazione, alcuni venuti di propria volontà (e giustificati), altri accompagnati dai professori, come quelli che sono in vitto: "Ho un’azienda agricola di famiglia e aver preso parte a questa manifestazione è stato quasi un obbligo morale – ha raccontato Gioele Mauri, studente della 5ª B Professionale –. Il problema oggi è che in Italia ci sono costi troppo alti e un giovane agricoltore, da solo, non riuscirebbe ad avviare una propria attività o, se sì, potrebbe mantenerla solo con un mutuo. Mi ritengo fortunato, perché grazie ai miei, posso continuare questa mia passione, ma pensare che un ragazzo debba andare a spendere sui 100 mila euro per un trattore è quasi impensabile. Purtroppo sono stati dati moltissimi limiti, non è più come una volta dove un agricoltore aveva il suo pezzo di terra e lo poteva coltivare come voleva. Ora bisogna che si faccia tutto con regole veramente restrittive, che a volte risultano nocive".