Il maratoneta dei record stroncato da infarto

Marco Salvioni aveva 54 anni. È morto nella notte tra sabato e domenica nel letto di casa. Diceva: "Sono pazzo ma felice. La vita è una sola"

Il maratoneta dei record stroncato da infarto
Il maratoneta dei record stroncato da infarto

Lo ha tradito il cuore. Quel cuore allenato e apparentemente forte, invincibile, che gli ha consentito di disputare in 23 anni più di 170 maratone (le corse a piedi di 42 chilometri e 195 metri) in 62 diverse nazioni, diventando, in tal senso, uno dei recordman a livello mondiale. Dolore e incredulità a Mondavio e nell’intero comprensorio, per l’improvvisa morte, nel sonno, di Marco Salvioni, 54enne, che dal 2001 in poi ha disputato la gara regina dell’atletica in tutti e sei i continenti ‘accessibili’ all’uomo: Europa, Oceania, America del Nord, America del Sud, Asia e Africa (il settimo è l’Antartide).

Salvioni si è spento nella notte tra sabato e domenica nel letto della casa di Corinaldo (An) che si era realizzato nello stesso edificio in cui si sono trasferiti dalla vicina Mondavio i suoi genitori Mario ed Elke dopo la pensione. A Mondavio il babbo Mario ha svolto a lungo il ruolo di dipendente comunale e di volontario della Pro Loco e a tutt’oggi è membro del gruppo di protezione civile CMA (Centro Marchigiano Antincendio). E proprio a Mondavio ha vissuto la sua giovinezza Marco, detto con affetto ‘Il deutsch’ perché la mamma è tedesca e lui già da bambino sapeva parlare la sua lingua. Nel settembre del 2022 il Carlino gli dedicò un’intervista all’indomani della sua partecipazione alla maratona di Sydney, che gli consentì di aggiungere al suo palmares dei continenti l’Oceania. Da allora il ‘super atleta’ ha continuato a inanellare nuove maratone in giro per il mondo, fra le quali quelle in Irlanda, Kosovo, Islanda (dove si fece fotografare davanti alla scultura del viaggiatore del sole sulla spiaggia’ a Reykjavik), a Istambul, in Paraguay e a Città del Messico.

Tutte partecipazioni che Marco ha organizzato e portato a termine per il suo grande desiderio di scoprire sempre nuovi angoli del nostro pianeta e per l’immenso amore che aveva per la maratona: "Sono un po’ pazzo, ma felice. La vita è una sola e non voglio perdere l’opportunità di conoscere il mondo attraverso una delle discipline sportive più faticose e allo stesso tempo più belle", ha detto spesso. Parole che ora riecheggiano nella mente dei tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne anche l’altruismo e la bontà, "perché Marco – racconta il presidente della ColleMar-athon Annibale Montanari - era prima di tutto una bella persona, attento agli altri e pronto a porgere una mano a chi aveva bisogno".