La Capitale della Cultura e il grande Glauco Mauri. Un sipario inceppato

Il libro di Glauco Mauri, uno dei più grandi artisti teatrali italiani del Novecento, racconta la sua carriera inimitabile e la sua esperienza di debutto teatrale, con un sipario bloccato a metà. Una storia di vita e di cultura che invita a riflettere.

La Capitale della Cultura e il grande Glauco Mauri. Un sipario  inceppato
La Capitale della Cultura e il grande Glauco Mauri. Un sipario inceppato

Primo gennaio 1946, pomeriggio. Nel teatrino di San Nicolò di via Castelfidardo a Pesaro si sta concludendo la recita del dramma "La notte del vagabondo" di Giuseppe Perico. E’ l’ultima scena: un padre in poltrona sta morendo, un figlio gli abbraccia le ginocchia declamando "Perdono, perdono, papà, papà...". Lentamente cala il sipario che però si inceppa a metà e lì si ferma, il figlio continua a dire "Perdono papà....", finché il papà morente si alza, si rivolge al pubblico e dice: "Mi dispiace, lo spettacolo finisce qui. Perdonateci". Questo è il debutto teatrale del grande attore pesarese Glauco Mauri (nella foto), oggi 93 anni, ed è anche l’episodio con cui si apre "Le lacrime della Duse. Ritratto di un artista da vecchio" (Edizioni Falsopiano, 2023), il suo libro appena uscito e scritto durante la pandemia. "Vorrei fosse chiaro – scrive Mauri – che non mi servo della vita per parlare di me ma uso me stesso per parlare della vita. Ho più di novant’anni e ho sempre cercato di stare con le antenne della mente e del cuore ben vibranti per tentare di comprendere qualcosa della grande avventura del vivere". Il libro ripercorre alcuni dei momenti più importanti della carriera inimitabile di Glauco Mauri, nato a Pesaro, zona Borgo, sicuramente uno dei più grandi artisti teatrali italiani del Novecento. A proposito del sipario bloccatosi a metà in occasione del suo debutto, Mauri scrive che lui lo guardava dicendosi "Tu resterai alzato per me per molti anni". E così è stato, quando ha scritto queste pagine aveva 91 anni, di cui 72 dedicati al teatro. Lo chiamo al telefono per congratularmi per il bel libro, esprimergli cordoglio per la recente scomparsa del suo amato collega e amico Roberto Sturno, per fargli gli auguri per il 2024, per dirgli che a Pesaro si è aperto l’Anno della cultura e se qualcuno gli ha chiesto di fare qualcosa in questi dodici mesi che verranno. Nessuno gli ha chiesto niente, "Non ho avuto nessun rapporto – dice lui – farei volentieri qualcosa per la mia città. Semmai sentiamoci". Mi sa che quel sipario resterà ancora inceppato a metà. Capita con la cultura

f.b.