Pochi caprioli? "La colpa non è dei lupi ma del clima che cambia"

Lo zoologo Giovanni Giuliani spiega le cause della netta diminuzione: "Le ondate di calore sono cambiamenti devastanti, insieme alle primavere precoci".

Caprioli in estinzione? Colpa dei cambiamenti climatici

Caprioli in estinzione? Colpa dei cambiamenti climatici

Pesaro, 8 agosto 2023 – "I caprioli sono finiti, mangiati dai lupi che adesso cominceranno a mangiare tutti i cinghiali, poi le pecore e gli animali domestici. E infine gli uomini. Ma la natura non funziona in questo modo, grazie a Dio". Giovanni Giuliani – zoologo, con un dottorato di ricerca proprio sull’ecologia del capriolo, – conferma la crisi ecologica verificata dai cacciatori, ma smentisce, categoricamente che la causa, di una contrazione così verticale, sia la massiccia presenza del lupo nel nostro territorio.

"I predatori sono dipendenti dalle prede – spiega –: sono quelle che regolano il numero dei predatori e non viceversa. E’ un principio biologico grazie al quale la vita si è sviluppata supianeta. Nello specifico, il capriolo ha una crisi ecologica che sta interessando l’Europa: questa è dovuta, quasi esclusivamente ai cambiamenti climatici".

Il capriolo maschio, cioè, rinunica a riprodursi perché è troppo caldo?

"Sì, volendo banalizzare al massimo. Della crisi sono fattori determinanti l’anticipo delle primavere e le ondate di calore in estate. Sono cambiamenti devastanti per una specie come il capriolo che concentra le due fasi biologiche più importanti, tra la metà di maggio e la metà di agosto. un periodo climatico, oggi, micidiale. Inoltre... ".

Inoltre...?

"E’ una specie sub boreale. Invece noi andiamo verso un clima subtropicale. E’ difficile per le femmine trovare sostentamento per l’allattamento e per i piccoli può essere critico lo svezzamento. Si dovrebbero riprodurre: siamo in piena stagione degli amori. Un maschio riesce normalmente a fecondare una o due femmine perché il corteggiamento è complesso. Con notti di 29 e 30 gradi il maschio deve cercare le femmine e lottare nella competizione con gli altri maschi, come fa? Desiste, sfinito e non si riproduce".

Quindi?

"Non riesce ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Ciò determina una mortalità nei giovani e un’assenza di femmine fecondate. A questo fattore determinante si aggiungono la diminuzione dei foraggi; l’incremento della cerealicoltura e le arature sempre più precoci; la predazione naturale sia del lupo che del cinghiale (il quale caccia i piccoli di capriolo) e infine la caccia dell’uomo".

Cosa pensa dell’obiezione di coscienza dimostrata dai cacciatori del distretto 20 dell’ATC PS2?

"Plaudo alla loro scelta. È un segno di responsabilità da parte del mondo venatorio".

Perché?

"Altrove, nelle Marche la caccia al capriolo è stata proprio chiusa. È una situazione formalizzata dalla Regione. L’ATC PS 1 su quasi la metà dei distretti non aprirà la caccia al capriolo; ma anche in questo caso con grande responsabilità, assegnerà, ai distretti che aprono (dalla Valle del Conca a Nord del Metauro, ndr), solo un capo a testa quale forma di autolimitazione. Nell’ATC Ancona 2, per esempio, la caccia al capriolo è tutta chiusa. Nell’ATC PS 2 e Ancona 1, infine, si ha comunque una riduzione di circa la metà dei prelievi autorizzati rispetto allo scorso anno".

E il lupo?

"Non è uno specialista del capriolo. Si ciba della preda più numerosa. Contiene il numero dei cinghiali poiché si ciba di femmine e cuccioli".