La vita tormentata e avventurosa della pala di Federico Zuccari

Fatta per una chiesa di Sant’Angelo in Vado, venne presa dai francesi e poi ricomprata dalle suore

La vita tormentata e avventurosa della pala di Federico Zuccari

La vita tormentata e avventurosa della pala di Federico Zuccari

Sant’Angelo in Vado conserva la pala della Madonna e Santi di Federico Zuccari (1539/’43 - 1609) destinata all’altare maggiore della chiesa locale di santa Caterina annessa al convento all’interno del quale si era monacata Maddalena, figlia naturale del fratello pittore Taddeo, dove l’immagine di quest’ultimo lì ritratto appare più idealizzata, come si addice ad un dipinto commemorativo e tanto Federico doveva al fratello del quale, una volta scomparso al culmine della carriera, si dichiarava erede.

Federico nell’anno santo del 1550 si era trasferito a Roma presso di lui oramai diventato uno dei più significativi interpreti della scena artistica ed erede di Raffaello. La cronologia della pala, seppure firmata e datata 1603, solleva dubbi per l’età dei personaggi rappresentati, praticamente l’intera famiglia: il padre, la madre, il fratello, lo zio frate, la moglie insieme con i figli, alcuni dei quali addirittura deceduti in tenera età molti anni ben prima della datazione del dipinto.

L’iscrizione, nel recitare Federicus Zuccarus suae familiae advocatus et patriae grati animi monumnetum df AD MCXIII, appare come una sorta di testamento spirituale, l’opera iniziata forse già nei primi anni ’90 del Cinquecento o più verosimilmente intorno al 1597 anche perché sotto l’iscrizione ne è presente un’altra, è stata terminata successivamente con destinazione al paese natale.

Nel 1579 Maddalena viene accolta dalle monache di santa Caterina che promettono a Federico di accogliere "l’onesta giovane signora Maddalena figlia naturale del sig. Taddeo Zuccari eccellente pittore suo fratello" ed in cambio viene fatta un’elemosina, pagato il vestito e il vitto per un anno corrispondenti ad appezzamenti di terreni collocati nel territorio della parrocchia di sant’Andrea in Valcasula; la giovane è raffigurata nella sinistra del dipinto, presentata alla Vergine da santa Caterina.

La pala testimonia la particolare attenzione che Federico ha sempre dedicato al tema della famiglia qui raffigurata come negli affreschi della casa di Firenze e nell’abitazione romana di Trinità dei Monti, luogo finalizzato per suo volere anche all’accoglienza di artisti stranieri andati a formarsi a Roma e attuale sede dell’attrezzatissima Biblioteca di storia dell’arte fondata da Henriette Hertz a inizio Novecento, realizzandovi figure allegoriche insieme ai componenti della famiglia. La pala vadese è rimasta in chiesa fino all’intervento dei Commissari napoleonici che la trasferirono a Brera lasciando in loco la cornice lignea realizzata da Giovampietro Sersilvestri, parente dei due pittori che assunse il cognome Zuccari per la loro grande rinomanza, in seguito fu venduta e attualmente collocata nella chiesa del cimitero di Urbania.

Successivamente le suore riacquistarono il dipinto per sessanta scudi per poi riportarlo in loco, ancora gli spostamenti non finiscono poiché il dipinto viene requisito dopo l’Unità Nazionale a seguito delle leggi eversive che chiudevano conventi e monasteri sequestrandone le opere.

A quel punto viene inviato a Roma per un restauro e si aprono trattative per la sua vendita non andate però a buon fine, viene ripulito e valutato 3.000 scudi quindi rimandato nella località marchigiana per essere rimessa in chiesa. L’amministrazione comunale indirizza varie richieste al Ministero della Pubblica Istruzione per collocarla in “una camera” del Palazzo Comunale, richiesta rigettata in prima istanza con la motivazione che se non fosse stata ricollocata in chiesa doveva essere destinata alle “pubbliche pinacoteche”.

Infine nel 1870 il Ministero dà l’assenso anche per la preoccupazione prospettata dal sindaco che in chiesa potesse subire un incendio a causa delle candele e con l’impegno che sarebbe stata la prima delle opere di una costituenda Pinacoteca comunale e infatti ora fa bella mostra di sé all’interno del Complesso museale di Santa Maria dei Servi extra muros.

Fino all’anno scorso la Pinacoteca di Brera aveva ancora l’opera catalogata tra quelle di sua competenza mentre le ricerche effettuate hanno dimostrato che essa era passata di pertinenza del Fondo degli Edifici di Culto che, appunto, l’aveva destinata alla comunità locale.

* storica dell’arte

Università di Urbino