L’abusiva galleria nord di Novilara. Residenti vincono ricorso al Tar

Nel 2012, Aspi ha spaccato la collina di Novilara per la terza corsia senza autorizzazione. Il dottor Cesaroni ha vinto un ricorso al Tar per la Valutazione di impatto ambientale.

L’abusiva galleria nord di Novilara. Residenti vincono ricorso al Tar

Lo scempio sulla collina di Novilara

Hanno spaccato la collina di Novilara in due per farci la galleria della terza corsia, direzione nord. Era il 2012. Non avevano nessuna autorizzazione ministeriale per farlo ma Aspi (al tempo del gruppo Benetton) ha proceduto come peggio poteva per l’ambiente ma come meglio gli conveniva per il proprio portafoglio azzerando ettari di boschi e di querce, sollevando montagne di polveri rendendo la vita impossibile ai residenti, pur di risparmiare cinque mesi di lavoro, che equivalgono a decine di milioni finiti in tasca ad Aspi e ai suoi azionisti. L’autorizzazione del Ministero per la terza corsia c’era eccome ma riguardava l’allargamento della galleria nord esistente e nient’altro, senza intaccare la superficie della collina e la sua unicità. Nessuno li ha fermati, lasciando che si provocasse uno scempio ambientale che al tempo appunto nessuno bloccò, né il Comune né la Regione (anzi, un geologo regionale diede l’ok allo scempio dicendo che era di poco conto e magari ha fatto anche carriera). Ma c’è chi ha provato a dire no, come il dottor Agostino Cesaroni che abita proprio lì, in via della Necropoli a Novilara. Ha fatto una battaglia praticamente da solo in sostituzione della legge che, tra prescrizioni e lassismo, ha lasciato correre tutto per il bene superiore, ossia avere la terza corsia. Ma il dottor Cesaroni, mettendo di tasca sua i soldi per spese e processi, non ha mollato ed ha appena vinto un ricorso al Tar delle Marche contro il ministero per intimargli di apporre "ora per allora" la Valutazione di impatto ambientale sulla quella galleria abusiva, collaudata come regolare pur senza autorizzazione ambientale (c’è anche una querela in corso contro i collaudatori), tutto fatto in fretta per aprirla al traffico e quindi per "cristallizzare" l’abuso. Dice ora il dottor Agostino Cesaroni: "Abbiamo fatto ricorso al Tar con gli avvocati Aldo Sandulli e Benedetto Cimino di Roma perché vogliamo che il Ministero metta la Via a quella galleria. E il Tar ci ha dato ragione intimando al ministero di provvedere entro 30 giorni dalla notifica della sentenza. Altrimenti verrà nominato un commissario ad acta che la emetterà".

I giudici del Tar, con la sentenza 117/2024, scrivono: "Esiste l’obbligo di provvedere in situazioni nelle quali ragioni di giustizia e di equità impongano l’adozione di un provvedimento estendendo la possibilità di protezione contro le inerzie dell’amministrazione".

ro.da.