L’ex sindaco Carnaroli:: "Guai al provincialismo"

Vent’anni fa lasciava la poltrona. Oggi indica una ricetta per la città del futuro: "Se non cambiamo il modo di ragionare, abbiamo perso in partenza".

L’ex sindaco Carnaroli:: "Guai al provincialismo"

Carnaroli: «.

2004-2024, esattamente venti anni fa lei, Cesare Carnaroli, lasciava la poltrona di sindaco dopo due consecutivi mandati. Cominciamo da qui: che Fano aveva lasciato?

"Avevo lasciato una città che guardava con fiducia al futuro. Con la realizzazione del porto, una politica culturale che veramente ci aveva portato, con Franco Battiato (festival Il Violino e la Selce) e Dario Fo (carnevale 2003 e 2004) ad essere considerata la prima città delle Marche e ad essere guardati con stupore. Aggiungo anche con l’apertura del teatro e dell’università di biotecnologie che oggi può avere un ruolo rilevante in campo sanitario".

Senza dimenticare il boom della cantieristica. Oggi c’è un ritorno, anche se il capannone di Wider suscita polemiche… "Vero, i cantieri stanno andando bene. Si pone perciò un problema della cantieristica nel porto. Noi avevamo preso atto che nel nuovo porto esistevano attività che andavano sviluppate: turismo, cantieristica e pesca. Il Piano Regolatore Generale fu però fatto dopo, gli indici e la capacità costruttiva furono decisi dalla Giunta Aguzzi".

E quindi?

"Mi pare che a tutt’oggi queste attività non si siano sviluppate come dovevano. Il waterfront di cui si parla oggi deve coinvolgere il porto antico e tutta quella serie di capannoni che non sono più adeguati sia ad una moderna attività cantieristica sia dal punto di vista della qualità architettonica. Se vuoi pedonalizzare tutto e dare una prospettiva anche al porto, dall’anfiteatro Rastatt in su devi studiare una soluzione unitaria".

Beh, adesso c’è l’occasione del nuovo PRG?

"Il nuovo PRG mantiene una edificabilità eccessiva. È vero che si passa dai 4 milioni del piano Aguzzi ai circa 3 milioni di metri quadri, ma sono sempre tanti. Col PRG Fano va solo ridisegnata, non aumentata, valorizzando la parte nata nel dopoguerra con opere pubbliche: Poderino, Sant’Orso, San Lazzaro… Come la parte storica".

Il sindaco Seri ha chiamato fior di architetti…

"Rota, Cucinella, Botta, benissimo, condivido, ma devi avere un disegno unico. Qual è il futuro di questa città?".

Bene, ce lo dica lei.

"Fano deve mantenere le attività produttive, che sono il motore vero. L’occupazione è quella. Se tu non avessi avuto la Profilglass, i laminati, la cantieristica oggi avevi una tasso di disoccupazione da far paura. All’epoca facemmo scelte coraggiose. Oggi queste attività vanno riqualificate dal punto di vista ambientale e gli devi dare le infrastrutture".

Come?

"Io qui ho una mia visione. Che è la futura Via della Seta. Iniziamo col dire che l’unica vera risorsa delle Marche è il porto di Ancona. Per cui quando ci saranno migliaia di container per il porto di Trieste e il nord Europa, perché non si passerà più per Spagna, Francia, Anversa, ci sarà bisogno di porti di stoccaggio: Mestre, Ravenna, Ancona. Ad un sistema industriale ricco come il nostro se non gli dai le infrastrutture lo fai morire. Se non fai un PRG che non pensa come collegare Fano ad Ancona, a Jesi che è l’hub del porto anconetano, a Pesaro, vuol dire che non hai una prospettiva futura. Puoi fare tutte le rotatorie del mondo o le bretelle fino a Gimarra, ma se non hai un rapporto positivo con la Regione, indipendentemente da chi governa, hai perso in partenza".

Quindi lo spostamento della ferrovia, il casellino dell’A14 a Fenile…

"Ma certo! Il raddoppio della ferrovia, partendo dalla stazione di Pesaro, e diciamo grazie all’intuizione del sindaco Ricci, non deve arrivare al Codma, ma proseguire fino a Jesi. Così il secondo casello dell’A14 e la complanare fino a Senigallia. I soldi vanno buttati lì. E la nostra politica culturale del passato aveva lo scopo di rompere questo provincialismo, isolazionismo che sono deleteri. Se non modifichi il modo di ragionare della tua città, dell’imprenditoria, di chi investe, a che serve altrimenti?". Per questo è nato Passaggi Festival?

"Tu hai bisogno di attività culturali che facciano da innesco per capire quale direzione prendere da qui al 2050. Se no muori di municipalismo. Invece ti devi collegare a Pesaro, alla Romagna, ad Ancona, Jesi che producono una parte importante del Pil, altrimenti non hai prospettive".

E Pesaro capitale della cultura nel 2024…

"Sicuro. Devi legarti. Investire nel medio periodo nella cultura e nella ricerca diventa un valore aggiunto per rilanciare la tua città".

Al nuovo sindaco cosa augura?

"Di creare assolutamente relazioni istituzionali col resto della Regione, del Paese e anche dell’Europa".