Lo strano caso di Urbino. Abitanti scesi sotto quota 15mila. Rebus regole, candidati in stand-by

Se fosse concesso il rango di capoluogo, aumenterebbero i posti da consigliere e assessore. Il sindaco Gambini potrebbe aspirare al terzo mandato in caso di deroga nazionale per i piccoli comuni .

Lo strano caso di Urbino. Abitanti scesi sotto quota 15mila. Rebus regole, candidati in stand-by
Lo strano caso di Urbino. Abitanti scesi sotto quota 15mila. Rebus regole, candidati in stand-by

A sei mesi dalle elezioni amministrative, Urbino non sa ancora con che modalità andrà a votare e ciò rallenta la definizione di schieramenti e candidati. La tornata è strettamente connessa a quanto accadrà in Parlamento, in merito a due questioni: Urbino capoluogo di Provincia e il terzo mandato per i sindaci di Comuni con meno di 15mila abitanti.

Con i residenti tornati sotto a tale soglia dopo 150 anni, oggi si voterebbe in singolo turno, per eleggere 12 consiglieri comunali invece di 16, gli assessori scenderebbero a quattro e ciascun candidato sindaco dovrebbe presentare una lista unica. Lo stravolgimento si scongiurerebbe se la certificazione dello status di capoluogo di Provincia, attesa dal 1861, entrasse nella Legge di bilancio, come più parti hanno prospettato. In tal caso, Urbino adotterebbe lo stesso sistema di Pesaro, con 32 consiglieri e nove assessori, mantenendo la possibilità di creare coalizioni. Tuttavia, a differenza di Matteo Ricci, il sindaco Maurizio Gambini potrebbe avere l’occasione di una terza elezione: varie fonti danno per raggiunto l’accordo tra i capigruppo, a Roma, sull’estensione della possibilità di un terzo mandato consecutivo ai Comuni con meno di 15mila abitanti. Se così fosse, la sua candidatura sarebbe certa: i gruppi civici e di centrodestra che lo sostengono gli hanno già chiesto di riproporsi. Un nulla di fatto avvierebbe la ricerca di un successore, o nella coalizione, che ha nomi di spicco nell’assessore Elisabetta Foschi, di Forza Italia, e in civici come Marianna Vetri, vicesindaco, Roberto Cioppi, assessore, Massimiliano Sirotti, presidente del Consiglio comunale, e Nicola Rossi, capogruppo, tutti membri della lista fondata da Gambini, o tra esterni. Da considerare anche il ruolo di Fratelli d’Italia, che chiederà spazio.

Dall’altro lato, tante incognite e varie forze da mettere insieme. Il Pd ha contattato i gruppi, civici e non, afferenti all’area di centrosinistra. Verdi, Sinistra per Urbino e altri hanno aperto al dialogo, così come il M5S, oggi fuori dal Consiglio, che ha accolto la richiesta di sedersi al tavolo. Mentre pare improbabile una seconda candidatura di Mario Rosati, sconfitto nel 2019, Sinistra per Urbino ha proposto Oriano Giovanelli, urbinate d’origine, già sindaco di Pesaro e parlamentare, che si è detto disponibile e ha auspicato la nascita di un’alleanza di centrosinistra. Intanto, ci sarà da capire cosa faranno altri gruppi civici come Cut, di Francesca Crespini (vicesindaco tra il 2014 e il 2015), e Urbino e il Montefeltro, di Giorgio Londei (sindaco tra il 1980 e il 1993), così come Azione, guidata dal segretario provinciale Massimo Guidi (già vicesindaco con Gambini, ma a cui lo schierarsi con Carlo Calenda costò l’uscita dalla Giunta).

Infine, per il 2024 si stanno attivando anche i giovani: un gruppo di ragazzi e ragazze, studenti e non, coordinato dal presidente del Consiglio degli studenti dell’Università Carlo Bo, Giovanni Alvarez, sta dialogando con più parti per cercare l’intesa su un programma riformista, che metta al centro le politiche giovanili.