No al fotovoltaico, oggi il sit in. Associazione e cittadini iniziano a scendere in strada

L’appuntamento è per questa mattina, ore 12, in Strada in Sala, a Villa Fastiggi. Il consigliere comunale, Luca Di Dario: "Vogliamo impedire la nascita di questi impianti".

No al fotovoltaico, oggi il sit in. Associazione e cittadini iniziano a scendere in strada
No al fotovoltaico, oggi il sit in. Associazione e cittadini iniziano a scendere in strada

La protesta dei cittadini contro la minaccia dei nuovi campi fotovoltaici sui terreni agricoli si allarga. Un sit-in è stato organizzato per oggi alle 12 in strada in Sala a Pesaro, nella stessa area della prima manifestazione spontanea, dove incombe la minaccia di un campo fotovoltaico di oltre 10 ettari su un terreno di particolare valore agricolo, ambientale e paesaggistico. Il sit-in è organizzato dall’associazione ’Upupa’, che si occupa di tematiche ambientali nella zona di Villa Fastiggi.

"Protestiamo contro il decreto legge 99/2021 – si legge nel volantino - che individua superfici agricole come idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Il fotovoltaico non può essere sostitutivo delle attività agricole’. E’ prevista una larga partecipazione, fanno sapere gli organizzatori, dopo che la preoccupazione per questo tipo di impianti si è estesa ad altri quartieri, dove già si stanno formando dei comitati spontanei. Sono stati infatti presentati progetti di fotovoltaico su terreni agricoli in diverse altre zone: a Villa Ceccolini, Case Bruciate, Borgo S. Maria. Per non dire dei comuni confinanti. Tanto che parecchi dei residenti di queste frazioni appena citate stanno prendendo informazioni per capire dove esattamente questi nuovi progetti saranno realizzati.

"C’è molta preoccupazione – afferma Luca Di Dario, consigliere comunale di Villa Fastiggi – e c’è la forte volontà di fare qualcosa per impedire la nascita di questi impianti. Ho chiesto agli assessori di convocare un tavolo per comprendere la reale situazione nel comune di Pesaro’.

"Le rinnovabili – afferma l’associazione Upupa - sono indispensabili per cambiare le fonti di energia al fine di ridurre le emissioni di CO2, la dipendenza dalle fonti fossili, i costi e la volatilità dei prezzi per cittadini, famiglie e imprese.

"La riqualificazione energetica degli edifici, il risparmio energetico nei servizi, la mobilità sostenibile, il contrasto alla povertà energetica, la produzione e l’autoconsumo di energia da “fonti pulite”, anche attraverso nuovi strumenti di cooperazione come le Comunità energetiche rinnovabili (CER), sono ambiti di intervento fondamentali e opportunità per pubblico e privato. Le infrastrutture verdi e il fotovoltaico, in particolare sui tetti di abitazioni e aziende, portano sicuramente dei benefici, ma non devono essere sostitutive di attività agricole o frutto di operazioni speculative che deturpano la bellezza di un territorio e la tutela degli ecosistemi".

"In ambito agricolo, per esempio – continua ,’associazione – esiste l’Agrivoltaico, di piccole dimensioni, che consente a un’impresa agricola di integrare il proprio reddito con impianti integrati all’interno delle coltivazioni agricole".

Nel nostro caso, invece, siamo in presenza di tutt’altri impianti. Estensivi, di enorme impatto, su scala industriale con migliaia di pannelli in aree recintate e di fatto urbanizzate, sostitutivi delle attività agricole. Un genere di speculazione finanziaria capace di convincere i proprietari di terreni con offerte allettanti. Si capisce allora la rabbia di quell’affittuario presentatosi in via in Sala alcuni giorni fa con un tocco di parmigiano, prodotto con l’ottimo foraggio di quel terreno che fino a poco fa prendeva la via dell’Emilia: ‘Cosa mangeremo domani, i pannelli?’