"Più interventi, la Breast unit non sparisca"

Crescono i timori per l’insufficienza di operazioni nella struttura di Urbino. Ne servono 150 all’anno, ma a maggio 50 le hanno fatte a Fano

"Più interventi, la Breast unit non sparisca"

"Più interventi, la Breast unit non sparisca"

di Nicola Petricca

"La Breast unit di Urbino ha bisogno di più primi interventi sui tumori alla mammella". Lo sostiene la consigliera regionale del Pd Micaela Vitri, preoccupata dalla diminuzione di tali operazioni al Santa Maria della Misericordia nella prima parte del 2023, dopo lo spostamento del dottor Cesare Magalotti a Fano. Secondo le direttive europee, una breast unit deve effettuare almeno 150 primi interventi l’anno (anche se il Ministero della salute, nella ‘Direttiva generale per l’attività amministrativa e la gestione’ del 2018, stabilì che si valutasse "il numero di strutture che effettuano meno di 135 primi interventi su tumori della mammella incidenti, in relazione al valore rilevato nell’anno precedente").

Vitri spiega che "a maggio, circa 50 neoplasie della mammella erano state spostate a Fano. A questo punto – dice la consigliera regionale Pd – chiedo al presidente della Regione, Francesco Acquaroli, di chiarire il futuro dell’unità e della guida del dottor Magalotti, che l’aveva creata per dare una risposta autonoma all’entroterra, e ora è qui solo per alcuni giorni. Il rischio di un progressivo spegnimento mi pare reale. Venerdì, a un convegno con il dottore e col professor Paolo Veronesi, a Fano, si è parlato dell’importanza di mantenere le Breast unit e diverse donne mi hanno riferito che effettivamente non si operano a Urbino e ne temano la chiusura. Qui ora è stato attivato il macchinario Osna per diagnosticare i tumori e si continuano a fare altre operazioni, come le recidive, ma bisogna riprendere in numero sufficiente pure le neoplasie".

Dell’argomento si era discusso anche a maggio, nella sede di Urbino capoluogo. Il consigliere regionale Giorgio Cancellieri aveva detto che "bisognerà trovare il modo di computare questi interventi a Urbino perché eseguiti su persone che l’avrebbero dovuto fare qui", mentre l’assessore comunale Elisabetta Foschi aveva definito l’équipe urbinate "tuttora molto meglio organizzata", affermando che lo spostamento delle operazioni "non era un disegno politico e abbiamo fatto uno sforzo enorme per farle tornare qui, volendo fortemente l’Osna. Urbino non molla questa specialità". Per altro, le Breast unit di Urbino e Fano sono eccellenze che attirano pazienti anche da fuori regione e, sempre a maggio, l’allora commissario straordinario dell’Ast 1, Gilberto Gentili, aveva rassicurato sul mantenimento di entrambe. Tuttavia, secondo Vitri il tema dei numeri non va sottovalutato, perciò la consiglera chiede di "mettere Magalotti e l’unità di Urbino in condizione di operare. Non mi spiego come Acquaroli abbia trovato i soldi per i nuovi dirigenti delle Ast, stanziando 1.5 milioni di euro, ma non per medici e primari".

"Chiedo quindi – conclude la consigliera Pd – di reperire le risorse per Urbino, affinché l’Osna funzioni sempre a pieno ritmo e non si chiuda un’unità nata per l’entroterra".