Rimprovera un automobilista. Investito e preso a martellate: "Sono vivo grazie a un netturbino"

La vittima aveva alzato un braccio per segnalare al conducente della vettura che andava troppo forte. Il pestaggio fermato dall’arrivo del camion dei rifiuti. Arrestato un bidello di 36 anni per tentato omicidio.

Rimprovera un automobilista. Investito e preso a martellate: "Sono vivo grazie a un netturbino"

Rimprovera un automobilista. Investito e preso a martellate: "Sono vivo grazie a un netturbino"

FERMIGNANO (Pesaro Urbino)

Ha rischiato di morire, finito a martellate o gettato in un dirupo, solo per aver fatto capire a un automobilista, alzando un braccio, che andava troppo forte. L’uomo si è fermato, ha girato l’auto, l’ha investito, poi è sceso afferrando un martello e ha iniziato a colpirlo. Poco dopo i carabinieri di Urbino hanno rintracciato e arrestato l’autista: tentato omicidio. È un 37enne del posto, incensurato, fa il bidello. A raccontare, dal letto dell’ospedale, l’ordinaria follia di una mattina che ricorderà per tutta la vita è la vittima di quella follia: Matteo Bastianelli 46 anni, sposato, due figli, titolare Conad di Fermignano, 8mila abitanti. Cittadina tranquilla, a cose normali.

Com’è iniziato tutto?

"Stavo andando a piedi al lavoro, abito a 600 metri dal Conad. Una macchina velocissima ha svoltato e mi è sfrecciata di fianco. Ho alzato il braccio destro, come per dire: ’Vai più piano’. Ma non ho detto nulla. Lui ha frenato di colpo. Ho pensato: ora viene a litigare"

Quindi?

"Ho visto la macchina che mi veniva addosso, mi ha investito. Ho messo le mani sul cofano e mi sono ritrovato col bacino sotto l’automobile"

Poi cosa succede?

"Sono uscito da sotto, sono andato verso il marciapiede, per fuggire. A quel punto lui ha preso un martello ed ha cominciato a colpirmi sulla schiena, ho cercato di ripararmi il volto e il capo. Lo supplicavo: ’ho due figli, ti pago, fermati’, ma lui continuava".

Poi cosa è successo?

"Mi divincolo, scappo verso il guard rail, lui mi raggiunge, mi aggrappo al guard rail, lui cerca di buttarmi di sotto, c’è un dirupo poi un salto più alto fino al fiume"

A quel punto?...

"È arrivato un signore sul camion della nettezza urbana, faceva il giro di lavoro, ha visto e sentito, gli ha urlato ’Lascialo stare’. Ma l’altro gli rispondeva: ’Cosa vuoi, fatti gli affari tuoi...’ A quel punto riesco a fuggire, a raggiungere il camion e a chiudermi dentro... Sono riuscito a prendere la targa della macchina che mi aveva investito, ancora ferma, ho detto i numeri all’addetto della nettezza. È lui che mi ha salvato".

L’aveva mai visto prima, il suo aggressore?

"Mai, direi sui 30 anni, non molto corpulento"

Com’era il martello?

"Non grosso: però 14 colpi alla schiena e due in faccia".

Secondo lei cosa l’ha spinto a fare quel che ha fatto?

"È andato in tilt... Con la macchina ha preso la rincorsa, ma per fortuna la distanza tra noi quando mi ha investito era breve, un paio di metri massimo, quindi sono riuscito a vederlo e ho messo le mani sul cofano, ma mi sono ritrovato sotto l’auto, poteva schiacciarmi, per fortuna non ha proseguito"

Lei che ferite ha?

"La rottura dello zigomo e un gran mal di schiena, faccio fatica a camminare..."

Ha pensato di morire?

"Sì, se mi prendeva bene in testa morivo. Mai visto una furia cieca, gratuita, come questa".

Amici, colleghi, cosa le hanno detto?

"Al Conad la gente pensava a un incidente. Sono arrivato insanguinato ovunque, piangevo. Non riesco ancora a capire come ho fatto a salvarmi e non aver rotto nulla di grave, zigomo a parte".

Come l’ha detto a sua moglie....

"Per telefono, piangendo, non sono stato bravissimo, poi mi hanno aiutato i colleghi, l’hanno rassicurata".

Se ce l’avesse davanti ora, il tipo, cosa gli chiederebbe?

"Perché? Solo questo: perché?"