Storie di esclusione: "Il ragazzo è disabile. Non può giocare qui". La denuncia di un padre

Aveva portato il figlio 15enne a fare un allenamento di basket a Orciano "Alla fine l’allenatore ci ha detto che non si poteva". Il Comune in campo.

Storie di esclusione: "Il ragazzo è disabile. Non può giocare qui". La denuncia di un padre
Storie di esclusione: "Il ragazzo è disabile. Non può giocare qui". La denuncia di un padre

di Anna Marchetti

"E’ disabile, non può giocare a basket con gli altri". Questo si è sentito rispondere Raffaele Forino, padre di un ragazzo di 15 anni, dopo avergli fatto fare una prova con il Basket Rovere, che si allena nell’ex bocciodromo di Orciano, nel Comune di Terre Roveresche. "Speravo che mio figlio – racconta Raffaele Forino, il padre del 15enne, affetto da una rara patologia – si potesse inserire nella squadra dove giocano anche i suoi ex compagni delle elementari e delle medie. Quella prima prova di lunedì pomeriggio, al ragazzo è piaciuta molto, tanto che l’ho subito rassicurato che sarebbe tornato anche il mercoledì successivo. L’allenatore, però, mi ha bloccato dicendo che non sarebbe stato possibile perché se lui seguiva mio figlio non poteva allenare la squadra". E ancora Forino: "E’ stata una situazione umiliante e frustrante per me e per il ragazzo. Si parla tanto di inclusione, si fanno molte chiacchiere ma la realtà dei fatti è un’altra".

L’allenatore del Basket Rovere, Marco, spiega la sua posizione: "E’ stata fatta una prova di inserimento in squadra – conferma – ma io non ho competenze e conoscenze per gestire quel tipo di disabilità. Servirebbe una presenza aggiuntiva che si dedicasse proprio al ragazzo, come già avvenuto nel centro estivo. Al padre ho spiegato che io non ho le capacità di gestire un ragazzino che ha bisogno di una assistenza specifica: non sarebbe corretto anche dal punto di vista della sicurezza".

Il padre del 15enne, però, non accetta giustificazioni ed è deciso a far valere le proprie ragioni e quelle del figlio. "Si potevano fare ulteriori tentativi di inserimento – fa notare –: gli altri ragazzi giocano insieme quasi da un mese mentre per mio figlio quella di lunedì è stata la sua prima volta: avrebbe avuto bisogno di più tempo". "Ci sono certamente società più strutturate della nostra – ribatte l’allenatore – che gestiscono questi casi e che hanno squadre dedicate. Noi siamo una piccola realtà e per un reale inserimento del ragazzino serve la presenza di una persona che si occupi di lui. Una soluzione che ho comunque subito prospettato al genitore".

Per Forino, però, l’umiliazione brucia ancora. "Sul momento ci sono rimasto male e non ho detto niente, ma poi ho ritenuto opportuno mettere a conoscenza il Comune, proprietario dell’ex bocciodromo dove si allena la squadra, di quanto era accaduto". Forino presenterà anche un esposto all’Amministrazione comunale perché rimanga traccia dell’accaduto. "Il documento, preparato con l’aiuto di un avvocato – riferisce – è già pronto". Nel giro di qualche giorno sarà consegnato agli uffici del Comune di Terre Roveresche.

Nel frattempo, però, l’apparato comunale si sarebbe mobilitato con gli uffici e il vicesindaco, che ha preso contatto sia con l’allenatore che con i genitori del ragazzo nel tentativo di trovare una soluzione per arrivare all’inserimento in squadra del ragazzino. "La parola d’ordine della nostra Amministrazione – afferma il vicesindaco Lucia Borsini – è inclusione, nessuno deve rimanere indietro, non si possono dire dei no. Ed anche se per gestire alcune situazioni servono delle competenze specifiche, l’impegno deve essere comunque sempre quello di trovare una soluzione".