ALESSANDRO MAZZANTI
Cronaca

Uccisa a bruciapelo dal cognato La sorella: non cercate altri colpevoli

L’assassino viveva al piano di sopra. Introverso e paranoico, la giovane vittima ne era terrorizzata. Accuse social: "Il compagno di Marina non ha fatto nulla". L’appello di Milena: "Lasciatelo in pace".

Uccisa a bruciapelo dal cognato  La sorella: non cercate altri colpevoli

Uccisa a bruciapelo dal cognato La sorella: non cercate altri colpevoli

di Alessandro Mazzanti

Ha perso la compagna, madre di sua figlia. Ha "perso" anche il fratello, perché gliel’ha uccisa lui: "Mio fratello, per me, ora è morto e stramorto". Ha perso per sempre, forse, anche solo l’idea, della felicità. Tutto in un colpo solo, di una Beretta semiautomatica 9x21.

L’abisso di una tragedia che straripa da ogni parte la si guarda è compresso nel volto un tempo allegro – quello ritratto con la compagna, attimi felici – di Enrico Marchionni, pizzaiolo 39enne, compagno da anni ma promesso sposo di Marina Luzi, freddata con un solo colpo in fronte partito dalla Beretta del cognato Andrea Marchionni, fratello di Enrico. Andrea è il 47enne che martedì mattina, a Fossombrone, scende una rampa di scale e va al piano terra, dove abita la cognata. Come un vicino che ti porta il pepe che hai finito in cucina. Lui gli porta una vita di solitudine, odio, follia. Lei gli apre la porta, lui alza la mano, le punta la canna della Beretta alla fronte. Il colpo. Non trema, la mano di Andrea: ha fatto il militare, volontario, nei Bersaglieri, a Caserta, nel ’94. E poi è abituato perché con quella pistola ha sparato al poligono. Il proiettile si ferma nello stipite della porta che c’è alle spalle della povera mamma. Lei è a terra. Il marito è in giardino, che gioca con la bambina sul prato, il martedì ha il giorno libero.

L’orrore che fa deragliare il treno di una vita finora bella da parere quasi perfetta è in quell’unico colpo secco. E il crocevia di questo orrore è ancora lui, Enrico. Devastato dalle onde del destino, e poi, come se non bastasse, attaccato dal tribunale spontaneo dei social, perché qualcuno gli addossa la colpa di non aver difeso come doveva la compagna da un fratello invasato, che gridava ai complotti, ai vaccini che uccidono, ai cellulari "da tenere spenti, se no ci spiano e le radiazioni ci contagiano tutti". Vero, Marina l’aveva detto: "Delira, ho paura che possa fare del male a me o mia figlia". Allora perché nessuno lo ha fermato? Di chi è la colpa? C’è, una colpa? Milena, sorella della vittima, fa un appello ai social, difende il compagno della sorella: "Smettetela. Lasciatelo in pace. Enrico non avrebbe potuto fare nulla per salvare mia sorella. Nessuno poteva immaginare che quell’uomo sarebbe potuto arrivare a tanto. Io devo proteggerlo perché per me è un secondo fratello". Sua madre, ha detto il giorno prima una cosa simile. Con dentro la rabbia e il dolore infiniti che ti spingono a colpire nel mucchio, la mamma ha parlato da mamma: "Mi dispiace per quel ragazzo". Enrico.

Sciame di mostri, in questa tragedia epica. L’assassino, reo confesso, sta provando a distruggerli con l’espiazione. Si è costituito ai carabinieri di Fossombrone subito dopo il delitto, la pistola e i proiettili avanzati depositati con cura in una scatola: "Ho ucciso mia cognata". Come dire: "Punite me". Copiare i quadri dei pittori famosi non gli era bastato a scacciare i demoni di una vita sballata da un pezzo. È rimasto senza un lavoro (faceva il falegname), abita solo in mezzo alla campagna, al secondo piano di quella bifamiliare, la madre viene a dargli una mano per le cose di casa. Sotto però c’è la vita vera. Il fratello minore che ha trovato la donna giusta, ci ha fatto una figlia che regala allegria, ma quando lo invitano per la festa del battesimo della bimba lui, chissà perché, dice no: "A volte spiava da dietro le tende", ha detto l’altro giorno un parente. Lo scenario horror si carica come un cielo in tempesta e il finale è quel colpo in fronte alla felicità. Degli altri.

Cosa dirà, stamattina, davanti al gip che lo interroga? Ha già confessato. Forse il giudice gli chiederà perchè l’ha fatto. E Andrea Marchionni, 47 anni, ex falegname, forse si rifugerà nel delirio. E penserà al fratello Enrico, che aveva tutto. Forse troppo, per lui e per i suoi mostri.