Vuelle, Boniciolli è il profeta di Scafati: "Ho dato le chiavi della squadra a Gentile"

"E’ un fuoriclasse, era sprecato in post basso, gioca da play in modo sublime. Logan? Ho quasi 62 anni e non mi sorprendo più di niente"

Vuelle, Boniciolli è il profeta di Scafati: "Ho dato le chiavi della squadra a Gentile"
Vuelle, Boniciolli è il profeta di Scafati: "Ho dato le chiavi della squadra a Gentile"

Boniciolli, qual è il segreto di Scafati, 5 vittorie nelle ultime 7 partite?

"Ho ereditato il buon lavoro di Pino Sacripanti e poi ho messo Ale Gentile fisso da playmaker perché ho in testa quello che doveva essere il suo percorso da anni. Lui vede quello che succederà qualche secondo prima perché è un fuoriclasse e questi giocatori hanno bisogno di sentire la palla in mano. Era sprecato usato solo in post basso. Un play di due metri con quel senso del passaggio è una roba sublime".

Ricorda l’esperienza vissuta con Bodiroga...

"Anche se le loro caratteristiche sono diverse, l’idea è quella visto che ho allenato Dejan a Trieste, anzi direi che sono stato allenato da lui, anche se era tanto giovane. Quindi ho deciso di affidare le chiavi della squadra a Gentile, insieme a Gerald Robinson che gli dà un bel sostegno col suo cambio di passo".

L’addio di Logan non sembra avervi provocato traumi, siete così in fiducia?

"Ho una squadra molto profonda, che mi consente di scegliere se giocare con un quintetto piccolo, grande o grandissimo. Quanto a Logan, ho quasi 62 anni e non mi sorprendo più di nulla. Le persone che ci seguono hanno vite complicate e ognuno ha i suoi problemi da affrontare sul lavoro, quindi non voglio lamentarmi".

Cosa è successo quest’anno in Campania con due squadre improvvisamente da playoff?

"Parlo per Scafati, con Napoli mi complimento e basta. La Givova ha fatto un mercato importante, ma la cosa decisiva è come la società sta al fianco della squadra ogni giorno, prima di tutto pagando regolarmente, sembra di essere in Svizzera. Così facendo, rispettando i diritti dei giocatori, gli ricordi che hanno dei doveri".

La Vuelle dopo tre stagioni interessanti è ripiombata nella mediocrità: come la vedi?

"Ho avuto l’onore di allenare a Pesaro, di aver vissuto l’atmosfera della città, conosciuto Valter Scavolini e resto un vostro grande tifoso. Può succedere dopo annate positive di incappare in una negativa e succede anche a chi ha budget più importanti. Solo che in questi casi nel nostro paese abbiamo una brutta abitudine: il 90% delle energie vengono utilizzate nella ricerca del colpevole e solo il 10% per trovare delle soluzioni. Diceva il grande Gianluca Vialli che ’in Inghilterra la vittoria è una gioia, in Italia un sollievo’ ovvero ti preserva da una settimana di rotture di c... ma non è una festa. Trovo che questa frase sia una pietra tombale sullo sport italiano. Io penso che Pesaro abbia sia la competenza che la passione per risolverla ma dovete vogare nella stessa direzione".

Qual è secondo Boniciolli il limite di Pesaro, se c’è?

"Nelle società che hanno avuto un passato glorioso questo finisce per pesare sul presente. L’ho sperimentato a Bologna, dove alla Virtus ancora parlano del tiro da 4 di Danilovic, alla Fortitudo dello scudetto con Myers, a Varese addirittura di Ossola e a Pesaro naturalmente di Darren Daye. Ma è difficile confrontarsi con l’era-Scavolini che ha legato la sua crescita aziendale con l’epopea cestistica. Quindi si ragiona sempre su quello che non c’è più, dimenticandosi che fare la serie A è comunque bellissimo. Ai tifosi che mi dicevano meglio fare un’A2 di vertice che la serie A in fondo rispondo che risalire è complicatissimo e ve lo dice uno che ha perso due finali promozione. Bisogna azzeccare la chimica delle squadre e quando devi rifarle ogni estate per otto decimi bisogna vedere se la gente che mettiamo assieme poi si vuole bene o no. E non lo sai mai prima che arrivino".

Elisabetta Ferri