Galletti Abbiosi, qualcosa sia muove. Intanto si muove il Comune. Che, forse, ha perso la pazienza e con una diffida firmata dal dirigente dello Sportello unico delle attività produttive ha invitato il gestore dell’ostello a mettersi in regola una volta per tutte, pena stracciare la convenzione che risale al 2007. E questo dopo la campagna mediatica del Carlino, innescata dalle carte acquisite dal gruppo di opposizione della Pigna, e dalle lamentele di altri albergatori, che hanno imputato al Galletti di praticare concorrenza sleale, ospitando anziani anziché giovani (peraltro lì mandati dal Comune stesso...) e praticando tariffe da hotel stellato anziché da ostello. Va detto che non è la prima volta che al gestore il Comune tira le orecchie, ma questa volta i...

Galletti Abbiosi, qualcosa sia muove. Intanto si muove il Comune. Che, forse, ha perso la pazienza e con una diffida firmata dal dirigente dello Sportello unico delle attività produttive ha invitato il gestore dell’ostello a mettersi in regola una volta per tutte, pena stracciare la convenzione che risale al 2007. E questo dopo la campagna mediatica del Carlino, innescata dalle carte acquisite dal gruppo di opposizione della Pigna, e dalle lamentele di altri albergatori, che hanno imputato al Galletti di praticare concorrenza sleale, ospitando anziani anziché giovani (peraltro lì mandati dal Comune stesso...) e praticando tariffe da hotel stellato anziché da ostello. Va detto che non è la prima volta che al gestore il Comune tira le orecchie, ma questa volta i termini sembrano più perentori e dei controlli è stato incaricato il comando di Polizia locale.

"Preso atto che da articoli di stampa, nonché da verifiche d’ufficio effettuate anche sul sito della struttura emergono irregolarità in merito sia alla corretta pubblicizzazione dell’ostello che all’applicazione delle tariffe, che paiono non allineate alla convenzione stipulata con il Comune di Ravenna", il Suap "diffida la società Ayr srl a ripristinare entro dieci giorni la corretta gestione della struttura ricettiva denominata Galletti Abbiosi di via di Roma 140". La nota è del 10 giugno, dunque i termini per mettersi in regola scadono domani. In particolare il Comune ha riscontrato che, ancora oggi, sul sito della struttura "sono indicate diciture quali ’relax in hotel’ e ’servizi a quattro stelle’, creando al cliente un possibile fraintendimento sulla tipologia della struttura". E che queste "irregolarità sono riscontrabili anche sui siti di circuiti di prenotazione organizzati, sui quali la struttura fa riferimento per le prenotazioni da parte dei clienti". Da qui la richiesta di "ripristinare la corretta denominazione" e "adeguare il materiale promozionale alle tariffe e condizioni previste dalla convenzione".

L’ostello al momento è chiuso, ma potrebbe riaprire a breve. Già nel 2007, peraltro, a convenzione appena firmata, il Comune aveva richiamato il gestore – che all’epoca si difese parlando di disguido tecnico – a una corretta gestione delle tariffe e la corretta denominazione di ostello. E un anno dopo altro richiamo scritto, questa volta affinché provvedesse ad adeguare il materiale promozionale. Questioni già note, dunque, che ora sono tornate di attualità.

E questo dopo che la Pigna, carte alla mano, ha chiesto la revoca della convenzione in ragione di quelle che ritiene reiterate irregolarità da parte del gestore. La vicenda non ha mancato di provocare mal di pancia in seno alla Curia – l’ostello è di proprietà di una fondazione al cui vertice c’è il vescovo Ghizzoni – e imbarazzi all’interno di Confcommercio. A metterci il carico da undici, infatti, hanno pensato alcuni albergatori – Maurizio Bucci, Nicola Musca e Nicola Scialfa –, che del gestore del Galletti, Raffaele Calisesi, hanno chiesto le dimissioni da presidente di Federalberghi. L’effetto collaterale è stato lo scoppio di una sorta di faida familiare tra Bucci e Calisesi, un tempo soci e parenti, col primo che vuole querelare il secondo dopo che questo aveva ricondotto la vicenda a mere questioni di dissidio parentale. Calisesi – attaccato anche dall’ex presidente Federalberghi, Scialfa, che a sorpresa un anno fa non fu riconfermato dopo una votazione a scrutinio segreto – dal canto suo ha respinto la richiesta di dimissioni, difendendosi col coltello tra i denti e spiegando che le tariffe pubblicizzate non fanno riferimento al singolo posto letto, ma alla camera, col prezzo che varia in base a grandezza e servizi richiesti. Una giustificazione che, a quanto pare, al Comune non è bastata. L’ultimo cartellino, più che il giallo, ha un colore arancione. Che sa tanto di ultimo avviso.

Lorenzo Priviato