A ‘pesca’ nella Storia Trova nel fiume Secchia un documento del ’75 del partigiano Giandarotto

Il 42enne reggiano Stefano Sturloni ha scoperto l’antica pergamena a Roteglia appartenente a Ferdinando Chiodi, combattente modenese nella Liberazione "Siamo nati entrambi il 31 luglio, proprio il giorno dello speciale rinvenimento".

A ‘pesca’ nella Storia  Trova nel fiume Secchia  un documento del ’75  del partigiano Giandarotto
A ‘pesca’ nella Storia Trova nel fiume Secchia un documento del ’75 del partigiano Giandarotto

di Alessandra Codeluppi

Ha salvato dalle acque del torrente Secchia un quadretto sgualcito, scoprendo che, dietro quella cornice e quel pezzo di carta ingiallito, c’era qualcosa che non doveva affatto andare alla deriva: la memoria di un partigiano che non c’è più, Ferdinando Chiodi, nato a Pavullo nel Frignano, nel modenese, e premiato per il suo contributo alla Liberazione. E ha scoperto di avere in comune con lui persino la data di nascita. Stefano Sturloni, reggiano di Gavassa, da 42 anni, e fino a oggi, ha lavorato nelle scuole comunali dell’infanzia come atelierista. Domenica stava facendo un’escursione lungo il fiume, all’altezza di Roteglia (Castellarano), per fotografare la flora e le pietre del greto: è infatti membro della Società Botanica. Mentre rientrava, verso le 15.30, ha fatto la scoperta: "‘Dentro il fiume ho visto galleggiare il quadretto, vicino a un baule vuoto, più piccolo". Se il baule non si è rivelato interessante, grande è stato il suo stupore quando ha visto che la cornice racchiudeva un riconoscimento attribuito a un partigiano, Ferdinando Chiodi, dall’allora comandante generale delle Brigate Garibaldi, nel trentesimo anniversario della Liberazione: la data di consegna dev’essere stata dunque il 25 Aprile 1975, 48 anni fa.

A Chiodi vengono dedicate parole lusinghiere: "In riconoscimento del suo contributo alla lotta di Liberazione contro il fascismo e il nazismo... nel riaffermato impegno di dare all’Italia sulla strada tracciata dalla Costituzione, un avvenire di pace, di giustizia, di libertà". Sturloni ha anche cercato di capire chi fosse, quel Ferdinando Chiodi, facendo ricerche su internet. Suo cognato, il reggiano Franco Canovi, ha poi scoperto una scheda sul partigiano, con il timbro Modena: Ferdinando era figlio di Luigi Chiodi e di Carolina Baldoni, nato a Pavullo il 31 luglio 1903: esattamente ieri, 120 anni fa. E qui Sturloni non ha creduto ai propri occhi: perché anche lui ieri ha festeggiato il compleanno, essendo nato il 31 luglio 1956. Poi ha scoperto il suo nome di combattimento: ‘Giandarotto’.

"Mi sono chiesto perché sia finito nel fiume. Forse è stato trascinato qui dall’alluvione? O buttato dopo un furto in una sede dell’Anpi? O magari qualcuno ha pulito la casa e se n’è sbarazzato? Chissà...". Intanto Sturloni tiene in casa il reperto e ha interpellato l’Istoreco: "Se qualche parente del partigiano volesse recuperarlo, non esiti a mettersi in contatto con me. Tramite conoscenze, mi sono attivato per una ricerca a Pavullo". Ieri, intanto, per Sturloni, è stato l’ultimo giorno di lavoro: "Domani (oggi, ndr) andrò in pensione". Sia lui, sia il ‘gemello’ nato 120 anni fa, attendono entrambi, in modo diverso, una nuova vita.