Addio a Gianni Pastarini: "Papà" del nostro basket. Cinquant’anni fa fondò la Pallacanestro Reggiana

Strorica bandiera del club biancorosso: si è spento ieri notte a 85 anni. Nel 1974, con altri sette compagni d’avventura, diede vita alla società. Da direttore sportivo portò le gloriose Cantine Riunite nell’olimpo della Serie A. .

Addio a Gianni Pastarini: "Papà" del nostro basket. Cinquant’anni fa fondò la Pallacanestro Reggiana

Addio a Gianni Pastarini: "Papà" del nostro basket. Cinquant’anni fa fondò la Pallacanestro Reggiana

Ci sono notizie che un appassionato di basket non vorrebbe mai leggere, né tantomeno riportare. E la scomparsa di Gianni Pastarini, avvenuta tra le mura di casa, in seguito ad un malore, a 85 anni, la notte tra martedì e mercoledì è certamente una di quelle, e fa particolarmente male. Perché Gianni Pastarini non è stato solo tra i fondatori, e uno dei pilastri per almeno tre decenni, della Pallacanestro Reggiana; ma del principale sodalizio cittadino di basket ha ispirato e trasmesso i valori ispiratori, che si respirano tuttora negli uffici di via Martiri della Bettola, trait-d’union ideale tra la il club biancorosso di ieri e quello di oggi, che proprio quest’anno, a settembre, celebrerà il suo mezzo secolo di vita.

Certamente, se non fosse passato all’altra riva, Pastarini sarebbe stato parte degli eventi del prossimo autunno, in prima fila. Come in prima fila fu il 3 settembre del 1974 assieme ad altri sette compagni d’avventura a sottoscrivere l’atto fondativo della Pallacanestro Reggiana e a seguirne, passo dopo passo, la scalata all’elite del basket italiano. Piangendo lacrime amare la sera della sconfitta con la Leone Mare Livorno, che precluse ai biancorossi la promozione in A2 nel 1980, di fronte a un PalaBigi gremito ben oltre la capienza legale, ma ebbro di felicità solo due anni dopo, quando le gloriose Cantine Riunite trionfarono nello spareggio di Udine che condusse capitan Orazio Rustichelli e compagni nell’olimpo della palla a spicchi.

Da quel momento il consolidamento della società tra massimo campionato e seconda serie resterà costante, guidato dalle sapienti mani delle varie proprietà succedutesi nel tempo che continueranno ad avvalersi delle qualità umane, professionali e pure tecniche (perché Pastarini oltre che essere un grande appassionato era pure profondamente competente di tattica e giocatori) del dirigente reggiano. Dalla stanza dei bottoni biancorossa Pastarini si gusterà le promozioni in serie A, la semifinale scudetto raggiunta a sorpresa nel 1998, i primi anni dell’era Landi. E resterà a condividere i destini della squadra sia negli anni bui che in quelli gloriosi, magari non comparendo più a referto ma conservando il suo posto vicino alla panchina e il ruolo di apprezzato consigliere.

Una passione condivisa con l’adorata moglie Anna, venuta a mancare nel 2017, e trasmessa pure alla figlia Cristina e al nipote Alessandro. Pastarini ha poi continuato a seguire la Pallacanestro Reggiana dalla tribuna del PalaBigi: stabilmente fino all’era Covid e con minore frequenza, ma immutata passione, anche nelle ultime due stagioni. Chi desiderasse salutarlo un’ultima volta, potrà farlo oggi presso le onoranze funebri "Reverberi", in via Terezin, la camera ardente sarà aperta dalle 8,30 alle 18,30. Nella giornata di domani, con una cerimonia strettamente privata, la salma sarà benedetta e poi accompagnata dai familiari al cimitero di Coviolo. Con Gianni Pastarini ci lascia uno dei dirigenti di basket più apprezzati a livello nazionale (ebbe anche l’onore di ricevere il premio "Reverberi" nel 2010) e a lui, come a tutti i protagonisti della pallacanestro che raggiungono l’empireo va il saluto comune a tutti gli appassionati: Cieli Azzurri, Gianni!