Addio all’ex sindaca Pozzi. Colta e intraprendente fondò la Corte Ospitale

Per salvare i conti del centro teatrale rubierese fece mettere un’ipoteca sulla sua casa. La politica le voltò le spalle e lei coltivò la passione per musica e cucina. Funerale a Fontana.

Addio all’ex sindaca Pozzi. Colta e intraprendente fondò la Corte Ospitale

Anna ai tempi del suo mandato

Forte, colta, battagliera, incapace di scendere a compromessi. E generosa: al punto da ipotecare la sua grande casa di famiglia, nella campagna di Fontana pur di salvare la Corte Ospitale, il cuore culturale del paese. "Tanto – ci spiegò in seguito – ero sicura che i conti sarebbero tornati in pareggio".

A 77 anni appena compiuti (il 17 marzo scorso) si è spenta Anna Pozzi, che fu professoressa d’italiano, primo cittadino di Rubiera per due mandati – dal 1995 al 2004, prima col Pds e poi col sostegno del Pd – e fondatrice del centro di produzione teatrale che gestisce anche l’Herberia. Da sindaco, restaurò il complesso monumentale che nel XVI secolo accoglieva i pellegrini diretti a Roma e lo trasformò in una cittadella degli artisti: quattro sale prova, una foresteria con una sessantina di posti letto, una cucina attrezzata. Una scelta d’avanguardia, che calamitò a Rubiera attori e registi del calibro di Paolo Rossi e Ascanio Celestini. La Pozzi, su quel palco sperimentale, si occupava di tutto, dei costumi come dei piatti, che preparava personalmente. Celebrò anche il matrimonio – vero – di Celestini.

Si sa: le persone molto brave rischiano di fare ombra. E così la politica ripagò il coraggio, i successi e la dedizione di Anna (che nel 2005 lavorò alla Corte gratuitamente) con l’allontanamento. La definirono "ingombrante".

Erano gli anni in cui Anna viveva il dramma quotidiano della malattia del figlio Fabrizio, che si spense nel 2007. Dopo la tragedia, la Pozzi riscoprì la passione per la lettura e per il pianoforte – col quale coltivava amori improvvisi (come per la Sonata di Scarlatti, dove raggiunse la perfezione esecutiva) – e diventò in breve una delle colonne organizzative dell’associazione ’Amici del quartetto’.

"La zia era un monumento", ricorda ammirato il nipote Giuliano, grato a questa persona speciale.

"Univa all’amore per la musica quello per i fornelli. Così organizzava grandi feste e al termine dei concerti era capace di mettere a tavola anche cento persone".

Perfezionista, sempre: "Una volta fece una torta a forma di pianoforte, con la tastiera lunga davvero come quella di un pianoforte: 1 metro e 88 centimetri. S’immagini la fatica per prepararla e conservarla. Per i 150 anni dell’Unità d’Italia preparò invece una grande torta tricolore, di frutta; accanto a ogni sezione, le candeline dello stesso colore. Quelle ’verdi bandiera’ le aveva trovate in un negozio specializzato, a Firenze. Io – dice il nipote – l’ho sempre vista operare con le stesse dinamiche e la stessa intelligenza amministrativa di quando ha fatto il sindaco. Ci metteva la faccia e teneva la posizione. Aveva un carattere molto forte, molto importante".

Padrona del suo destino. Anche nella malattia, scoperta circa un anno fa. "Ha scelto lei di non continuare più con le cure oncologiche e di passare alle palliative".

La camera ardente è in casa. L’addio – laico – domattina, alle 10,30. Il corteo funebre si formerà presso l’abitazione di via Fontana 27 per dirigersi verso il cimitero della frazione. Anna riposerà nella cappella di famiglia, accanto all’amato figlio Fabrizio.

Andrea Fiori