Alessia e i suoi abiti di nozze unici "Amo vivere a contatto con la gioia"

"Il matrimonio è l’amore che trionfa, e io per la sposa creo capi su misura, pensati insieme a lei" "Ho studiato lingue, ma all’università ho scelto moda. La passione per i tessuti viene dalle mie nonne".

Alessia e i suoi abiti di nozze unici  "Amo vivere a contatto con la gioia"

Alessia e i suoi abiti di nozze unici "Amo vivere a contatto con la gioia"

di Lara Maria Ferrari

Un negozio di abiti da sposa fatti a mano che è esso stesso una bomboniera. Non vezzosa, senza orpelli, ma solamente piena di quel candore, di quella tenerezza premurosa con cui vorrebbe essere accolta una ragazza che prepara "il giorno più bello della sua vita". Queste sensazioni aleggiano nell’atelier della giovane Alessia Baldi nel cuore di Reggio. Nessuna vetrina, devi saperla cercare. Ma quando la trovi, entri in un mondo che collega il presente – Alessia è contemporanea negli studi, nei gusti – all’antico. Lo sguardo spazia sui quattro lati, dai colori prediletti a una valigina azzurra di cui ci dirà, e si posa su una fotografia: "Le forbici sono il mio logo". Da piccolo spazio nel 2011, l’atelier ha via via accolto spose sempre più entusiaste, che oggi contano su diverse possibilità di scelta a cui si aggiunge il valore di una personalizzazione esclusiva.

Alessia, quando ha iniziato l’attività ?

"Nel 2010".

È figlia d’arte?

"Non esattamente. La passione per gli abiti è nata in tenera età e viene dalle nonne. Una si faceva fare gli abiti su misura, l’altra li creava lei stessa comprando i tessuti. Io ho studiato lingue, ma non era la mia strada, così all’Università ho scelto moda. Frequentando il Polimoda a Firenze ho scoperto che era gemellato con il Fit di New York, quindi mi sono trasferita là e sono tornata a Reggio dopo la laurea. Ho lavorato negli uffici stile di Max Mara e Jucca, ma puntavo ad aprire in proprio. Volevo dare spazio alla mia creatività. Questo mondo è speciale. Sono amante dei tessuti, gli abiti nascono da loro e con le spose potevo lasciarmi andare, senza paletti, né assecondare il ritmo forsennato della fast fashion".

Che cosa l’ha portata agli abiti da sposa handmade?

"Volevo qualità e ricerca dietro ogni capo, tutto il contrario dell’offerta di merci che c’è in giro oggigiorno. Perciò ho pensato al vestito da sposa come a un’eccellenza, all’importanza dei tessuti e a dove trovarli, particolari e belli. I costi sono alti ma ne vale la pena. Era come tornare all’Università e seguire un progetto. Partivo dallo schizzo, poi selezionavo immagini in linea coi gusti della sposa, drappeggiavo e sviluppavo il modello. La vendita era difficile, perché non tutti hanno la disponibilità a vedersi un capo frutto della creatività altrui… quindi lavoravo sulla fiducia, strutturandomi e creando una prima linea.

Però non legata alle stagioni…

"Certo, non ho bisogno di andare veloce. Trovo più producente la possibilità di scegliere e provarsi l’abito da parte della sposa. Da lì creo un capo su misura, lo si costruisce insieme. Così rimane speciale, unico. Mi piace ‘trovare la quadra’ di ogni ragazza".

Che cos’è il matrimonio per lei?

"La bellezza di questo lavoro è che sono sempre a contatto con la gioia. Per la sposa è l’apice dell’amore e quando entra in atelier è un bel momento per entrambe. Le nozze sono l’amore che trionfa, da celebrare insieme a famiglia e amici".

Parliamo di tessuti.

"La base di partenza di tutto il mio lavoro. Guardo i vari tessuti e mi vengono in mente le creazioni in cui li trasformerò. (Apre un armadietto e mostra una serie di pizzi francesi chantilly) Questi li compro sul territorio, vengono fatti come una volta con i telai antichi. Mi piace che sia il tessuto a parlare, e la personalità di chi lo indossa".

E le fodere?

"La maggior parte degli abiti è sfoderata, quindi risultano leggeri. Mi piace che la sposa sia comoda. Bella, preziosa e comoda. Che non si senta impacciata, ma disinvolta durante tutta la giornata".

Si può andare oltre il bianco?

"Tutti i capi esposti sono bianco seta, non bianchi ottici, ma caldi. Alcune nuances le porto con i rosa polvere e creo varie sovrapposizioni. Tendenzialmente mi ritrovo in questi colori, ma quest’anno per la prima volta ho disegnato una gonnellona senape e un abito verde. Ci siamo divertite tantissimo. La metterò su Instagram, l’idea è di una fata dei boschi".

Che cos’è la t-shirTina?

"Un progetto per poter dare alle clienti un capo non strettamente da sposa che potessero venire a comprare dopo il matrimonio. Una t-shirt urban, ma nei tessuti preziosi di cui mi servo di solito, come il macramè, i pizzi, il sangallo. L’ho chiamata così in ricordo della nonna che si cuciva i vestiti da sola e che quando ho aperto è stata molto d’aiuto. Stavamo per ore chine sul tavolone a tagliare".

Ma c’è anche una seconda linea da sposa.

"Sì, la sposa di carta, ispirata alle bamboline di carta che si ritagliavano un tempo. Stessi tessuti e tagli impeccabili, ma con le taglie, e dunque a un budget più accessibile".