Caso affidi, Scarpati:: "Chiesi a tutti più volte di registrare gli incontri. Anghinolfi era d’accordo"

L’avvocato uscito dall’inchiesta spiega i rapporti con gli imputati "Gli assistenti sociali avevano un carico eccessivo di lavoro e stress".

Caso affidi, Scarpati:: "Chiesi a tutti più volte di registrare gli incontri. Anghinolfi era d’accordo"

Caso affidi, Scarpati:: "Chiesi a tutti più volte di registrare gli incontri. Anghinolfi era d’accordo"

"Gli assistenti sociali della Val d’Enza avevano un eccessivo carico di lavoro: lo dissi anche al sindaco Paolo Colli, allora presidente dell’Unione. E ciò comportava stress". A domanda della difesa, dice che questa condizione riguardava pure Francesco Monopoli: "Aveva l’entusiasmo tipico dei giovani, ma alla domenica pomeriggio mi chiamava e parlavamo di lavoro".

A dirlo è l’avvocato Marco Scarpati, la cui posizione fu archiviata per abuso d’ufficio nell’ottobre 2019, in fase di indagini preliminari. Ieri è stato sentito come testimone nel processo sui presunti affidi illeciti di minori, sul suo incarico di consulente legale dell’Unione Val d’Enza e i mandati per seguire singoli minori (su questi si è avvalso del segreto professionale).

Scarpati ha raccontato che "una delle discussioni più grosse che ebbi, e con tutti i servizi con cui ho lavorato, era sull’ascoltare i minori senza videoregistrazione. Io dicevo che erano pubblici ufficiali, e dunque bisognava almeno audioregistrarli, così rimaneva una prova". Salvi gli chiede poi di una riunione in Procura nella primavera 2018 a cui lui partecipò: "Ricordo che c’erano il pm, procuratore facente funzioni, la psicologa Rita Rossi e il medico Maria Stella D’Andrea (non imputate, ndr), e poi Federica Anghinolfi, Nadia Bolognini, forse Marietta Veltri e Francesco Monopoli. Lei, pubblico ministero, diceva che erano aumentate le segnalazioni di abuso sessuali su minori e chiedeva il motivo. Dissi agli assistenti sociali che quando c’era un’ipotesi di abuso non dovevano fare indagini, ma dirlo alla Procura. Non ricordo se affrontai in quell’incontro la questione registrazioni, ma per me era scontata, e ancora oggi non sono riuscito a ottenerle quasi da nessuna parte".

E poi: "Con Bolognini parlai con certezza, e lo feci con chiunque, della necessità della registrazione: lo dico da vent’anni anche all’università. Non solo Bolognini, ma gli psicologi con cui parlo. Sostengono che farebbe crollare il rapporto fiduciario. Invece è utile per capire anche l’atteggiamento corporeo". Rispondendo all’avvocato Franco Libori, parla di "grande stima professionale per Imelda Bonaretti". Sul caso-pilota della bimba, racconta che Beppe Carletti, "tastierista dei Nomadi e mio amico, mi disse che un’amica voleva conoscermi, cioè l’avvocato Patrizia Pizzetti, a cui però riferiii che non ne sapevo nulla. Poi fui investito del procedimento verso Anghinolfi, che fece un esposto ai carabinieri senza farlo vedere a me": lui la difese in un fascicolo per calunnie verso il nonno della minore. A domanda dell’avvocato Andrea Stefani, si sofferma sulla coppia di affidatarie di una bambina, Daniela Bedogni e Fadja Bassmaji: "Avevano un rapporto molto bello, genitoriale – sostiene –. Non ho mai visto atteggiamenti denigratori: avrei subito riferito ad Anghinolfi".

Su Monopoli ha rimarcato: "Nè lui nè altri hanno mai fatto ingerenza nella mia attività professionale". E, per Anghinolfi, "lei si diede da fare per la registrazione degli incontri: ci fu un incontro col consiglio dell’Unione perché il problema era trovare i soldi. In un caso Anghinolfi mi disse che erano contrari all’allontanamento del minore, ma non il giudice, e io le dissi che gli ordini dell’autorità giudiziaria andavano eseguiti".