Era rossetto, non sangue: marito assolto

L’uomo era accusato dall’ex consorte di averla strattonata e ferita al braccio con delle forbici. Il giudice: "Il fatto non sussiste"

"Sul braccio destro la donna aveva una macchia amaranto, ma non riconducibile a sangue: forse era una traccia di rossetto". È quanto ha testimoniato in tribunale, in una delle scorse udienze, un carabiniere che fece un sopralluogo nella casa di una donna oggi 48enne: lei sosteneva di essere stata aggredita da suo marito, a Scandiano, quando già la coppia non viveva più insieme. La 48enne denunciò che quel giorno, il 9 settembre 2017, lui la strattonò, la fece cadere a terra e poi la ferì al braccio con un paio di forbici, causandole conseguenze per sei giorni. L’uomo, un 52enne finito a processo per lesioni, è stato assolto martedì dal giudice Francesca Piergallini "perché il fatto non sussiste".

La donna si è costituita parte civile affidandosi all’avvocato Alessandra Magnani. La Procura aveva chiesto la condanna, mentre l’avvocato difensore Francesca Corsi ha sostenuto che la donna non fosse attendibile, anche alla luce dell’esito di altri procedimenti giudiziari che ha visto l’ex coppia darsi battaglia. L’uomo era già stato processato per stalking ai danni di lei davanti al giudice Luca Ramponi, che il 13 maggio 2019 pronunciò l’assoluzione.

Le condotte contestate si riferivano al periodo settembre-novembre 2017, quando lui era sottoposto al divieto di avvicinamento: numerosi messaggi e telefonate a lei; inviti rivolti ai parenti della donna per farli desistere dall’avere contatti con la donna farsi trovare nei luoghi frequentati da lei. Ma le accuse caddero. Da qui scaturì un altro filone giudiziario che ha visto la donna denunciata per calunnia verso l’uomo per la vicenda degli atti persecutori: il giudice Michela Caputo emise sentenza il 12 maggio 2022, condannandola a 1 anno e 4 mesi, oltre al risarcimento danni e una provvisionale di 2mila euro.

Sullo sfondo, gli strascichi di un matrimonio finito male: a lei era stata appena notificata una separazione giudiziale. La donna, sentita nel maggio 2023 nel processo per lesioni, raccontò che quel giorno vi fu un litigio perché il marito era geloso, lui si innervosì, la ferì al braccio e lei andò al pronto soccorso.

La difesa aveva però rimarcato che erano trascorse tre ore tra il fatto contestato, collocato alle 9, e il suo arrivo all’ospedale a mezzogiorno; lei rispose che aveva l’auto in panne e dovette chiamare la madre. Fu solo l’ultimo, a suo dire, di tanti episodi: "Mi trovai un braccio rotto e ferite alla testa perché mi faceva cadere". Pure l’uomo fu ascoltato in aula: riferì che la donna agì in questo modo per metterlo in difficoltà. Negò che quel giorno, in casa di lei, litigarono e rimase sorpreso quando si ritrovò davanti i carabinieri: una versione che il giudice Piergallini ha ritenuto credibile.