Erano i tempi del lockdown: "Si oppose ai controlli legati alla pandemia". Muratore a processo

Il 40enne è accusato di resistenza a pubblico ufficiale: "Ma non sapevo fossero carabinieri, la mia compagna era uscita solo per le sigarette".

Erano i tempi del lockdown: "Si oppose ai controlli legati alla pandemia". Muratore a processo

Erano i tempi del lockdown: "Si oppose ai controlli legati alla pandemia". Muratore a processo

Un muratore albanese di 40 anni è sotto processo, accusato di resistenza a pubblico ufficiale per essersi opposto il 7 aprile 2020 a carabinieri impegnati nei controlli legati all’emergenza sanitaria anti-Covid, in cui era incappata la sua compagna, uscita in ciabatte di casa per comprare delle sigarette nonostante il lockdown. Nel corso dell’udienza che si è svolta ieri pomeriggio davanti al giudice Cristina Beretti, dopo l’escussione di alcuni militari, l’imputato è stato a lungo interrogato ed ha fornito una sua versione dei fatti molto diversa da quella sostenuta dalla pubblica accusa. Sostiene di essere lui l’aggredito da quelli che, nei momenti concitati del fermo, nemmeno avrebbe identificato come militari: "Erano in borghese, senza guanti e mascherine – ha spiegato Ilir Metalla, difeso dall’avvocato Antonio Stefano Sarubbo –. Mi hanno preso, in tre, strattonato ed offeso, e mi hanno fatto urtare la testa contro il palo di un cartello stradale. Mi sono pentito di non averli denunciati dopo essere uscito dall’ospedale". Ma se il processo a carico del muratore è in corso, il prefetto ha annullato il verbale che era stato redatto a carico della donna per presunta violazione del blocco della circolazione dei cittadini imposto dalle norme anti-Covid... Il tutto ebbe come teatro la zona ristretta zona tra via Caggiati e piazza Gioberti, in città. Quel giorno, rincasando dal lavoro, l’albanese vide la propria compagna ed altre tre persone ferme che discutevano con tre uomini ed una donna mentre, poco distante, si trovava una pattuglia dei carabinieri con militari in divisa. Avvicinandosi capì che alla convivente veniva contestata la violazione del lockdown, che era stato istituito meno di un mese prima in tutta Italia. Erano giorni di grande angoscia e tensione per tutti, i provvedimenti del Governo si susseguivano e i mass media non parlavano di altro che decessi, ricoveri e statistiche.

"La mia compagna era uscita solo per prendere le sigarette. Le dissi di seguirmi a casa, di lasciare perdere quella gente. Ma in quel momento tre uomini urlando mi sono saltati addosso, all’improvviso: due mi tenevano le braccia, uno il collo, e mi hanno sbattuto contro la segnaletica. Non sapevo che erano carabinieri: dicevo ‘chi cavolo siete voi’. La loro collega diceva di lasciarmi respirare. Poi mi hanno insultato e minacciato". L’imputato ha riferito che mentre poi veniva portato alla vicina caserma, gli sarebbe stato detto "adesso ti facciamo vedere noi, ti gonfiamo di botte". Ma ha anche ammesso di aver detto ad un carabiniere "Ti mangio vivo". Terminate le operazioni di identificazione, il muratore venne accompagnato davanti alla Caserma: "Avevo male alla testa. Mi sono seduto sul marciapiede". La contestazione dice che fu in quel momento che sarebbe caduto battendo il capo: "Un carabiniere anziano, che mi ha visto lì che mi toccavo la testa, è uscito e mi ha chiesto come stavo". Metalla si recò poi al pronto soccorso e si fece medicare. "Il giorno dopo mi chiamò l’ispettore Gianferrari della Questura, voleva parlarmi per quello che avevo detto ai medici che i carabinieri mi avevano fatto. Mi ha ascoltato ma io alla fine non li ho denunciati. E pensare che erano loro senza mascherine e senza guanti". Il processo proseguirà il 19 luglio prossimo.