Iva Zanicchi: "Sono diventata una icona gay e me ne vanto"

Le parole dell'Aquila di Ligonchio

Iva Zanicchi

Iva Zanicchi

Reggio Emilia, 3 luglio 2022 - Sono sempre stata vicina alla comunità Lgtbq+. Dicono che sono una icona gay e ne vado orgogliosa. Qualche anno fa, mi avevano dato anche un premio. Sarà perché sono favorevole alla libertà assoluta. Libertà di pensiero, di spirito, di potersi esprimere. Libertà di essere semplicemente se stessi. Ben vengano, quindi, tutte le manifestazioni dedicate alla sensibilizzazione di queste tematiche. Sempre se portate avanti con buon senso, in sicurezza e senza violenza. Sono favorevole anche alle unioni civili, perché tutelano i diritti di chi si vuole bene. Una coppia di miei amici, ha vissuto insieme per quasi 50 anni e di recente, si sono sposati. 

Mi auguro che arrivi un giorno, in cui non ci sarà nemmeno più il bisogno di manifestare. La strada è lunga, si sa. Ma passi avanti, passi da gigante, ne sono stati fatti. Basti pensare che un tempo, soprattutto in provincia, certi discorsi erano addirittura inaffrontabili. Un vero e proprio tabù. Mi sono state raccontate storie terribili, vergognose. Ho conosciuto un ragazzo, un bravissimo ragazzo che è dovuto fuggire dal suo paese, solo perché omosessuale. Ha dovuto lasciare tutto, abbandonare i luoghi della sua infanzia e le sue radici perché in famiglia e sul lavoro, non l’avrebbero capito. Una storia di dolore e di sofferenza. Ora si è ricostruito una vita e vive benissimo. Amato e rispettato da tutti. Anche nel mondo della musica e dello spettacolo ho assistito a vere e proprie discriminazioni.

Ricordo un amico, quel grandissimo artista che si chiamava Umberto Bindi (cantautore e compositore appartenente alla cosiddetta scuola ligure, scomparso nel 2002, ndr ). Ha cantato brani meravigliosi come "Il nostro concerto" e "Arrivederci", canzoni indimenticabili che l’hanno fatto entrare di diritto nella storia della musica italiana. Tanti anni fa, lo incontrai in un hotel a Catania. La sera stessa, doveva esibirsi in un locale. "Verrò ad ascoltarti", gli dissi. Umberto si fece cupo e mi rispose: "Meglio di no". Non mi spiegò il motivo. Feci esattamente il contrario. Andai al suo concerto in prima fila, non vedevo l’ora di applaudirlo. Ebbene, non appena iniziò a cantare, fu coperto di insulti e di parolacce da parte di un gruppo di persone. Ero basita, sconvolta, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Cercai di zittire quelle persone ma niente da fare. All’epoca ero ancora molto timida, non avevo la grinta che ho oggi. Se succedesse ora, mi alzereii in piedi e scatenerei il finimondo.