L’abbraccio e il perdono. Monsignor Ghirelli:: "L’umanità del Papa ci ha commosso"

Il canonico di San Pietro ha organizzato l’incontro con i famigliari di Juana Cecilia Hazana e di Emanuele Iori. "Hanno grande dignità".

L’abbraccio e il perdono. Monsignor Ghirelli:: "L’umanità del Papa ci ha commosso"

L’abbraccio e il perdono. Monsignor Ghirelli:: "L’umanità del Papa ci ha commosso"

Il perdono come massima espressione della bontà. Ed il bello per avvicinare l’Uomo a Dio. E che sia anche la comunità reggiana a contribuire affinché questo si realizzi, è un valore aggiunto. A partire da chi aiuta a ispirarlo: monsignor Tiziano Ghirelli presule reggiano e attuale canonico della basilica di San Pietro. In questo ruolo ha organizzato l’incontro di mercoledi tra il Santo Padre e i volontari di Reggio Ricama, che hanno realizzato la "Tovaglia del Perdono" (che il 22 febbraio verrà posta nella basilica sotto la Cattedra di San Pietro). Assieme ad essi erano presenti i familiari di Juana Cecilia Hazana, vittima del femminicidio che sconvolse la nostra città a fine 2021, e Emanuele Iori, travolto in scooter da un 20enne ubriaco, lo scorso ottobre. Che il valore del perdono lo hanno tradotto in pratica.

Monsignor Ghirelli, come è nata l’idea di fare incontrare Alessandro, il figlio di Juana Cecilia, e la nonna Dina con Papa Bergoglio assieme ai figli di Iori?

"Alcuni mesi fa, come esempio reale dell’attualità del perdono, il cui simbolo è la tovaglia ricamata che è stata donata alla basilica di San Pietro".

Un valore, quello del perdono, mai scontato…

"Ecco perché è stata importante la loro presenza. Il perdono è sempre difficile da concedere, soprattutto quando coinvolge la morte violenta di un proprio caro".

Ha avuto modo di parlarne con loro?

"Nei due giorni che sono state a Roma abbiamo passato tanto tempo insieme ma, per mia scelta, non ho voluto affrontare in modo esplicito il tema del percorso che hanno fatto per perdonare. Tuttavia in entrambe le famiglie ho visto con chiarezza la totale assenza di rabbia e volontà di vendetta, e la capacità di far fronte a una disgrazia così grande con estrema dignità".

L’abbraccio tra il piccolo Alessandro e Papa Francesco ha emozionato tutti i presenti. Lei cosa ha provato?

"Una grande commozione di fronte all’ennesimo segno di grande umanità del Santo Padre, anche per la spontaneità con cui ha accolto quell’abbraccio, o per come si è intrattenuto, parlando in spagnolo, con la mamma di Cecilia. I gesti, in queste situazioni, valgono molto di più di qualsiasi parola".

Spiegava prima che la tovaglia del perdono è un simbolo importante…

"Essa è ricamata nello stile romanico dell’epoca di Matilde di Canossa, che fu mediatrice del perdono concesso da Gregorio VII all’imperatore Enrico IV; rappresenta un segno di attenzione e accompagnamento a chi compie gesti di perdono, che va ad unirsi ad altre iniziative che abbiamo attuato in questi mesi per andare oltre il semplice significato delle parole che toccano molti aspetti della vita".

E che avete inserito nella mostra dedicata al tempo di Matilde ospitata, sino al 17 febbraio nella pinacoteca Vaticana.

"Quest’oggetto, i paramenti sacri, il codice matildico di Donizone da Canossa, che sarei lieto tanti reggiani venissero a Roma ad ammirare durante l’apertura della mostra, sono oggetti che aiutano l’uomo ad andare oltre la superficie, a raggiungere il trascendente attraverso il bello o a comprendere il valore di determinati gesti mediante i simboli".

Come l’esempio che ha fatto nel corso dell’incontro di mercoledi mattina: che da una ferita si può aprire una feritoia di luce?

"Le ferite lasciano sempre un segno profondo e, un tempo, dalle feritoie si sparava per uccidere. Io la guardo dal lato opposto: come un’apertura di luce che raggiunge l’uomo, che fa passare e irradia l’energia del Bene, di cui il perdono è la massima espressione".