L’appello del professore: "Bande, spaccio e risse. Un problema di tutti. Serve l’esercito ora"

Paolella (Unimore) sulla zona stazione: "Si è lasciato crescere un cancro sociale. Persone stese a terra nell’indifferenza generale, ci stiamo disumanizzando. Bisogna lavorare per l’integrazione, le cose non cambieranno da sole".

L’appello del professore: "Bande, spaccio e risse. Un problema di tutti. Serve l’esercito ora"

L’appello del professore: "Bande, spaccio e risse. Un problema di tutti. Serve l’esercito ora"

"Vogliamo veramente avere il quarto morto in dieci mesi in zona stazione? Per capire quello che vive il quartiere, dobbiamo riconoscere il problema. Le tante belle famiglie provenienti da tutto il mondo che vivono qui non rappresentano nessuna minaccia. Lo sono invece le centinaia di giovani africani che non hanno lavoro e non lo cercano, spacciano, si ubriacano, lanciano bottiglie contro i bar che rifiutano il credito, girano in monopattino da un cliente a un altro, rubano biciclette, occupano cantine e case sfitte, sotto effetto di crack rompono vetri delle auto cercando qualcosa da vendere e si prendono a bottigliate per difendere il territorio. Finite le bottiglie si prendono pure a scopettate, come capitato davanti al ferramenta Davoli di Via Eritrea, dopo che dei gruppi han rubato le scope in esposizione. Questa è la nostra minaccia: le decine di spacciatori stranieri che prendono in ostaggio il quartiere più frequentato della città". Sono le parole che Andrea Paolella, prof Unimore, usa per descrivere lo scenario, ormai tristemente noto, della zona stazione storica, teatro negli ultimi tempi di tre omicidi, oltre che di risse, furti, spaccio a cielo aperto e degrado. Una situazione che costringe i residenti a vivere tra l’esasperazione e lo sconforto.

"Molti (spacciatori) sono minorenni: chi doveva occuparsi di loro? Una minaccia che la classe politica locale e nazionale fa finta di non vedere – prosegue –. Davanti a questo, a Reggio si formano due partiti: quello degli antirazzisti e quello degli ex-antirazzisti (che cresce sempre di più). La politica non prevede nessun piano di integrazione. Nei fatti i reggiani hanno paura: una grande parte vede gli stranieri solo dal vetro della macchina (sempre che non gli venga rotto la notte) in uno stato d’assedio e riduce tutte le interazioni al minimo. E poi ci sono i reggiani residenti in questi quartieri che invece ne sono l’interfaccia. L’assenza di politica vera non fa che trasformare in razzista chi naturalmente non lo era, catalizzando la crescita della rabbia dei residenti che cresce in queste settimane molto velocemente. Questi sbandati non hanno nessuna intenzione di integrarsi e temo non lo faranno mai. Perché cercare un lavoro in una fabbrica se si può girare in monopattino tutto il giorno con un bel ciuffo al vento?" A proposito, Paolella sottolinea che "l’integrazione a Reggio funziona solo nelle scuole, mentre al di fuori di esse non esiste. Il tempo non risolverà questa faccenda e, anzi, non farà che peggiorare le cose a causa di una classe politica cosi inattiva". La situazione ha visto un vero e proprio tracollo negli ultimi mesi: "Se prima si potevano vedere delle scaramucce, ora si vedono bande che si affrontano. Non si vede ancora il fondo: dove arriveremo? Non è raro trovare a ridosso dei muri persone stese a terra per ore nell’indifferenza generale: ci stiamo totalmente disumanizzando. Non possiamo accettare che questa sia la nostra nuova normalità". Il quartiere stazione e il centro storico "sono senza regole e sempre più gente senza documenti ne è attratta. Nel quartiere stazione si è lasciato crescere un cancro sociale e questo lentamente ha contaminato il centro e purtroppo continuerà ad estendersi. Questi spacciatori hanno conquistato una fetta d’illegalità e saranno pronti a difenderla con i denti. Le misure sulla sicurezza prese ultimamente non possono che essere insufficienti: le ronde della polizia non sono adeguate a disincentivare queste decine di ragazzi. Ci vogliono volanti fisse e continue ronde a piedi". Esprime un desiderio, condiviso da molti: "Io da residente aspetto l’esercito come ultima speranza per vivere più tranquilli: a Modena e Parma l’esercito c’è, perché non è a Reggio? Chi decide per noi residenti queste politiche non vive qui. Io dico: venite ad abitare qui e poi vedrete che le vostre politiche cambieranno di conseguenza. Chiamerete pure la Folgore. Ora le terapie soft non servono". Nessuna iniziativa, "nessun festival della multicultura può essere utile qui. L’unica cosa di cui il quartiere ha bisogno è di una presenza fissa di polizia ed esercito". Tra l’altro "l’esercito sarebbe necessario in mezza città, non credo che il centro o Ospizio o Santa Croce siano molto più tranquilli. Il piano Stazione-Off sembra solo un modo di temporeggiare in attesa del voto. Si cerca di mostrare di avere un piano senza averlo nella pratica. Cosa ha risolto Reggiane Off? Se l’amministrazione avesse ascoltato noi cittadini del quartiere stazione si sarebbe accorta che tutti i residenti sarebbero stati ben contenti dell’esercito". "Ancora non mi capacito – conclude – come la politica non riesca a vedere questa enorme mancanza di legge e non si metta d’impegno ad affrontarla. Sono sempre convinto che il ripristino della legalità debba andare di pari passo con idee creative di riqualificazione, rimettendo la cultura al centro. Bisogna ritrovare urgentemente la legalità: ma senza regole anche chiamare Renzo Piano sarebbe inutile. Spero che i reggiani capiscano che nessuno potrà più sentirsi sicuro a Reggio se non verrà ripristinata al più presto la legalità nel quartiere stazione. Questo problema riguarda tutti".