Le periferie alzano la voce: "Carenze nel trasporto pubblico. Poi mancano medici e pediatri"

Ieri il coordinamento dei comitati ha portato in Sala del Tricolore le proprie istanze "Crescente disagio giovanile a fronte di una scarsità allarmante di servizi dedicati".

Le periferie alzano la voce: "Carenze nel trasporto pubblico. Poi mancano medici e pediatri"

La Rete delle Periferie, coordinamento dei comitati delle frazioni di Reggio, ieri davanti al municipio

Carenze del trasporto pubblico nei collegamenti urbani, mancanza di medici e pediatri di base, crescente disagio giovanile a fronte di una scarsità allarmante di servizi dedicati.

Questi i punti che la Rete delle Periferie, coordinamento dei comitati delle frazioni di Reggio, ha illustrato ieri nel Consiglio comunale aperto convocato grazie a 500 firme raccolte dalla Rete stessa. Le loro istanze, presentate in modo civile e propositivo, sono state commentate dai vari consiglieri comunali. Infine l’assessore Lanfranco De Franco ha infine promesso che l’amministrazione si farà tramite con Seta, Regione e altri enti preposti, ed concordato che sia necessario implementare i servizi nelle frazioni.

Massimo De Pietri ha illustrato la situazione dei trasporti: "Ci sono disuguaglianze tra l’anello a ridosso della città e le periferie, che faticano a fruire di livelli minimi di trasporti anche nella stagione invernale. Quasi tutti i servizi sono in centro e appena fuori. Sull’asse est-ovest, da Bagno durante l’anno scolastico (a parte l’ora di punta) c’è un tram ogni 30’. Idem da Gaida verso Reggio. Il capolinea di Cella è stato spostato a Pieve. Nelle frazioni nord come Massenzatico e Pratofontana passa un autobus all’ora, solo due al mattino per il servizio scolastico. A Cadé e Codemondo-San Bartolomeo sono state soppresse le fermate dei treni. Per fare 7 km, i ragazzi di Cadé che frequentano la scuola in via Kennedy impiegano 90 minuti: non è la ‘città dei 15 minuti’. Il pessimo funzionamento del Tpl rende difficile una piena fruizione del diritto allo studio. Va aumentata la frequenza delle corse nelle ore di punta, ripristinati i capolinea nelle frazioni, fare manutenzioni e rendere sicure alle fermate degli autobus". La fruizione dei servizi sanitari di prossimità è un altro nodo da sciogliere.

"La carenza dei medici e il loro costante calo è un problema nazionale. Ma anche a Reggio non è un’emergenza improvvisa - hanno detto Alessandro Chiessi e Lorenzo Braglia, di Agricoltura ed Ambiente -. In città ci sono 118 medici e pediatri: 100 sono nell’anello urbano degli ‘stradoni’. Dei 18 che hanno ambulatori fuori, solo 4 sono pediatri: 3 a Baragalla e uno in zona via Kennedy. Molti abitanti delle periferie devono sobbarcarsi lunghe traversate urbane per poter fruire dei servizi più basici".

Maria Cristina Guarnieri (Mattone su Mattone - Cella, Cadè e Gaida) ha sottolineato: "Troppo poco è stato fatto dall’amministrazione in termini di efficacia di interventi non per arginare il disagio giovanile ma per recuperare questi ragazzi e le loro famiglie, che spesso sono le prime a non capire l’origine dei problemi e cosa fare per risolverli. In questi anni non si è riflettuto sull’efficacia degli interventi sociali: se aumenta il trend del disagio, significa che non si è lavorato abbastanza. Nel 2022 sulle politiche giovanili sono stati spesi 6 milioni, a Modena sono stati spesi 13 milioni. Nel Bilancio di previsione 2023-’25 sono previsti 16 mln, a Modena 33. Non è giusto che solo la città possa godere di spazi di prevenzione educativa, che sono 3 in tutta Reggio", ha sottolineato Maria Cristina Guarnieri (Mattone su Mattone - Cella, Cadè e Gaida).

Daniele Munari (Massenzatico) ha aggiunto: "Il disagio si sta radicando, i ragazzi non rispondono. Il campanile e il circolo hanno perso appeal, occorrono nuovi strumenti. Servono interventi competenti, sistematici e intensivi".