L’erbazzone sa di riscatto Con le bietole dei carcerati

Si chiama ’Campi liberi’ la tradizionale torta salata di Fattoria Italia. Un progetto d’integrazione realizzato insieme alla cooperativa L’Ovile.

L’erbazzone sa di riscatto  Con le bietole dei carcerati

L’erbazzone sa di riscatto Con le bietole dei carcerati

di Stella Bonfrisco

"Campi liberi".

Così si chiama in modo evocativo l’erbazzone preparato con ingredienti a chilometro zero, a marchio Gruppo Fattoria Italia: azienda alimentare reggiana. Ma soprattutto approntati con spinaci coltivati da un gruppo di detenuti della Pulce a fine pena.

"Un progetto nato in collaborazione con la cooperativa L’Ovile – spiega Matteo Cugini, amministratore delegato dell’azienda. - Per noi è importante utilizzare i prodotti del territorio quanto promuovere il lavoro di persone che appartengono a categorie svantaggiate. Avevamo necessità di spinaci e bietole prodotte in loco su larga scala e con questo progetto è stato possibile, in sintonia con i nostri obiettivi". L’Ovile da tempo collabora con la Casa Circondariale di Reggio Emilia, realizzando progetti finalizzati all’inserimento lavorativo dei detenuti.

"Durante la detenzione – spiega Valerio Maramotti, presidente della cooperativa sociale – è dimostrato che chi è impegnato in un lavoro è per l’85 per cento meno esposto al rischio di delinquere nuovamente rispetto a chi non svolge nessun tipo di attività. Noi seguiamo diversi laboratori che si tengono nel carcere reggiano: dalla falegnameria alla produzione di prodotti alimentari in vasetto, che poi vengono messi in vendita. Per quanto riguarda il progetto che partecipa alla preparazione dell’erbazzone "Campi Liberi" e che coinvolge alcuni detenuti, i terreni che vengono coltivati sono sia all’interno delle mura carcerarie sia all’esterno (per chi già gode della semilibertà), nei pressi dii Rivalta".

Ai detenuti impiegati in questa attività viene offerto un contratto di lavoro vero e proprio (anche a tempo indeterminato).

E un riconoscimento economico, pattuito sulla base del contatto stesso.

Un accordo di lavoro che non esclude la possibilità di essere portato avanti anche una volta scontata la pena.

"Si tratta in sostanza di una sorta di messa alla prova, che crea una concreta possibilità di riscatto a chi ha sbagliato, aprendo prospettive verso un futuro di legalità".

Il Gruppo Fattoria Italia, ha da poco dato vita ad un nuovo prodotto - la pizza "La Giusta"- con il lavoro di persone con fragilità. Ancora una volta utilizzando materie prime coltivate sul territorio.