L’ex vicario difende l’arcivescovo: "Camisasca inviò una lettera simile"

Don Nicelli sul discusso ‘diktat’ di monsignor Morandi: "Scelta tra elezioni e incarichi in Diocesi? È buonsenso"

L’ex vicario difende l’arcivescovo: "Camisasca inviò una lettera simile"

L’ex vicario difende l’arcivescovo: "Camisasca inviò una lettera simile"

Il divieto di organizzare incontri elettorali nei locali parrocchiali era già stato sancito dal vescovo Massimo Camisasca, predecessore di monsignor Giacomo Morandi. "Da vicario generale di allora, ricordo di aver firmato anche io una disposizione analoga a quella che tanto sta facendo discutere. Non capisco dunque le polemiche su queste due lettere di assoluto buonsenso dell’arcivescovo Morandi che condivido in pieno", conferma il vicario emerito don Alberto Nicelli (foto) che interviene sulle discusse lettere con le quali, in buona sostanza, si stabilisce che chi ricopre incarichi diocesani debba dimettersi qualora intenda candidarsi alle prossime elezioni. O l’una o l’altra. E contestualmente si invita a tenere fuori dalle parrocchie, comizi o eventi legati alle urne.

E se lo difende Nicelli – che dopo l’addio di Camisasca è stato ‘decentrato’ nell’unità pastorale di Poviglio (un po’ per dissapori e un po’ per dar seguito al nuovo episcopato, secondo indiscrezioni che serpeggiano da sempre in curia) – c’è da evidenziarne l’onestà intellettuale. "Domenica scorsa, in tutte le messe che ho celebrato – continua Nicelli – ho detto di non strumentalizzare le parole dell’arcivescovo. Non ha assolutamente inteso dire che i cattolici non debbano fare politica. Anzi. Serve rispetto e dobbiamo attenuare le tensioni che sul sagrato delle chiese non devono mai esserci. Ed è giusto ribadirlo sempre".

In effetti, tornando al periodo elettorale di cinque anni fa, nel 2019 monsignor Camisasca emanò una circolare interna (non diffusa pubblicamente) vietava gli incontri elettorali nei locali diocesani. Camisasca – che a detta di molti è stato il vescovo reggiano con lo sguardo più interessato alla politica – addirittura andò oltre delineando in una sua lunga lettera alla città, le caratteristiche ideali di un candidato. "Mi auguro che siano elette persone che abbiano a cuore la difesa della vita, che abbiano a cuore la maternità e il diritto alla vita del concepito, che si facciano promotori di una politica di aiuto alla famiglia e alla nascita, alle ragazze madri, ai consultori e alle associazioni che sostengono il diritto alla vita", recitava un passaggio.

Nessuno disse nulla. Zero polemiche.

Certo, Camisasca non poteva vietare alcunché visto che l’istituzione dei nuovi ’ministeri’ (lettore, accolito e catechista) ai quali si rivolge oggi il divieto dell’arcivescovo Morandi è recentissima da parte di Papa Francesco attraverso i motu proprio. "Le lettere di monsignor Morandi non sono altro che un’attuazione puntuale dopo la nuova istituzione dei ministeri di Papa Francesco", sentenzia ancora don Nicelli secondo il quale il provvedimento si inserisce in una sorta di ‘vacatio legis’ non ancora colmata dopo la nascita delle nuove figure.