Morta in un tamponamento: "Il seggiolino non bastava"

La piccola Leila, secondo i periti, è stata schiacciata. "Archiviate l’accusa per il padre"

Morta in un tamponamento: "Il seggiolino non bastava"
Morta in un tamponamento: "Il seggiolino non bastava"

Allo strazio per la morte della figlia, la piccola Leila, 6 anni, si era aggiunto un ulteriore dispiacere, cioè aver ricevuto un avviso di garanzia dove lui, il papà, figurava indagato in concorso per omicidio stradale.

Ora sulla tragedia che ha sconvolto l’anno scorso la famiglia Kurti - e con loro l’intera comunità di San Polo dove il padre Gentjan è molto conosciuto per essere stato consigliere comunale - arrivano le prime risposte dagli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Bologna. La bambina, che era trasportata sull’auto del papà Gentjan Kurti, morì dopo due settimane di agonia in Rianimazione all’ospedale Maggiore del capoluogo regionale, a causa delle ferite riportate nell’incidente stradale avvenuto il 14 giugno 2023.

Oltre a Kurti, risultava indagato anche un automobilista residente nel Modenese, che quel giorno, al volante della sua Audi, diede inizio al maxitamponamento all’altezza dello svincolo del ramo verde della tangenziale si Bologna, dove rimase coinvolta anche la famiglia sampolese.

Sulla Renault Clio guidata da Gentjan Kurti, erano a bordo le due figlie, la più grandicella Leila e la piccola Michela, due anni appena compiuti: erano diretti all’aeroporto Marconi per poi andare in vacanza dai nonni in Albania. Sull’asfalto erano rimaste lamiere accartocciate: secondo una prima ricostruzione, l’Audi era piombata contro la Clio ferma in colonna, che a sua volta era andata a sbattere contro una terza auto, e quest’ultima contro una quarta.

Dopo i rilievi fatti dalla polizia stradale, la Procura di Bologna - titolare delle indagini è il pubblico ministero Manuela Cavallo - voleva capire se la piccola Leila fosse ben agganciata al seggiolino e se indossasse le cinture. Dal procedimento, nella fase delle indagini preliminari, emergono ora gli esiti dell’esame autoptico, affidato al medico legale Guido Pelletti, e della ricostruzione cinematica, per la quale la Procura ha incaricato l’ingegnere Mattia Strangi. Gli specialisti concordano sul fatto che l’urto è stato talmente forte da comprimere pesantemente lo spazio vitale per la bambina sull’auto: cinture e seggiolino non avrebbero potuto modificare il triste destino della piccola, accomodata sul sedile posteriore dove c’era il seggiolino, e rimasta incastrata perché il baule che si insaccò fino a toccare lo schienale anteriore, con conseguenze che poi si sono rivelate mortali.

Alla luce di queste analisi, l’avvocato Davide Martinelli, difensore di Kurti, chiede che la posizione del suo assistito fuoriesca dal fascicolo penale: "Auspico la chiusura delle indagini preliminari in cui venga chiesta e poi disposta l’archiviazione del procedimento per il mio assistito - dichiara il legale -, considerando che la sua iscrizione nel registro degli indagati era più che altro un atto dovuto. La famiglia vive ancora con grande sofferenza la tragedia che li ha colpiti".