Non ci sono soldi, addio alla via Emilia-bis

Nel corso di un’affollata assemblea con i comitati, gli amministratori spiegano che solo il Ministero può stanziare cento milioni

Non ci sono soldi, addio  alla via Emilia-bis

Non ci sono soldi, addio alla via Emilia-bis

La Via Emilia Bis è una priorità per tutti gli enti locali ma non ci sono soldi nemmeno per la progettazione: il tratto Corte Tegge-Sant’Ilario costerebbe 90-100 milioni di euro.

O li stanzia il Ministero dei Trasporti attraverso Anas, oppure rimarrà nel libro dei sogni per altri tren’anni nonostante l’assoluta criticità della situazione per la salute, il benessere e la salute delle comunità di Cella, Cadè, Gaida e Calerno.

È la sintesi dell’assemblea organizzata dal Comune di Sant’Ilario e che si è svolta a Calerno mercoledì sera.

Al tavolo, in un sala civica gremita, schierati i pesi massimi: il sindaco di Reggio Luca Vecchi; il presidente della Provincia Giorgio Zanni; Giammaria Manghi, capo della segreteria politica del Governatore Bonaccini, l’assessore alla Mobilità di Parma Gianluca Borghi oltre al sindaco di Sant’Ilario e l’assessore comunale Daniele Menozzi.

Ha iniziato con la carezza ai Comitati presenti, Vecchi, spiegando come lui sia cresciuto lungo la Via Emilia e sappia cosa significa, poi la doccia fredda: "Ci sono problemi che non possono essere prese in carico dal Comune perché sono oggettivamente fuori scala: richiedono risorse enormi per la complessità amministrativa e progettuale". Infine la frustata: "Le comunità locali devono avere la lucidità di collaborare con noi, sennò si indebolisce la nostra forza verso lo Stato e si blocca tutto. Non abbiamo nemmeno i cinque-dieci milioni per la progettazione; è una verità che non fa bene. E se ci fossero, non si possono destinare risorse comunali ad un’opera che è patrimonio pubblico. Solo Anas può progettarla e realizzarla. C’è stato uno sforzo importante di allineamento politico, la variante ora è la priorità per Regione, Provincia e Comune. Ci vuole un fronte unito".

Gli hanno replicato i rappresentanti del Comitato "Mattone su Mattone": "Noi cerchiamo di essere costruttivi, ma il dialogo scarseggia", ha detto il presidente Sassi.

"È bello che dopo trent’anni siano tutti d’accordo - ha aggiunto De Pietro -. Ma diteci quale è il ruolo di noi cittadini: abbiamo fatto proposte, suggerimenti, richieste pacate e costruttive. Ma non avete nemmeno collocato come vi chiedevano un cartello davanti al casello Terre di Canossa-Campegine per deviare, in caso di incidente in A1, il traffico negli stradoni verso Castelnovo Sotto invece sulla Via Emilia".

Zanni con precisione e pacatezza ha spiegato le caratteristiche dell’opera, ma ha anche aggiunto che le risorse Fsc (Fondo per lo sviluppo e la coesione) arrivate dall’accordo Regione-Governo Meloni, per quanto riguarda Reggio non coprirebbero nemmeno un terzo della Via Emilia Bis.

"Gli Fsc sono un canale sbagliato. Se si sono però sbloccati però, potrebbe sbloccarsi anche l’accordo Ministero-Anas sulla programmazione quinquennale delle grandi opere in Italia; il nuovo accordo è in ritardo di 3 anni" e "in passato furono altre le priorità, come la Bocco-Canala o la tangenziale di Reggio. Per noi è la variante alla Via Emilia, quello che si poteva fare come la rotatoria di Calerno, l’abbiamo fatto".

Giammaria Manghi ha ribadito: "La volontà c’è. Il progetto lo deve fare Anas e si spera che il contratto con il Ministero dei trasporti arrivi entro il primo semestre 2024".

"Le risorse – ha concluso –non possono essere gli Fsc che abbiano destinato alla viabilità provinciale".