Omicidio di Cadelbosco, freddato nell’officina a 28 anni: “Così sparò in testa a mio fratello”

Parla in aula il fratello della vittima, testimone del delitto: "Sestito disse ’inginocchiatevi’, poi gli sparò in testa"

Il processo per l’omicidio di Salvatore Silipo, avvenuto il 23 ottobre 2021 a Cadelbosco, nell’officina ‘Dante gomme’: il 72enne imputato, Dante Sestito, era titolare della ditta; sopra l’immagine del delitto

Il processo per l’omicidio di Salvatore Silipo, avvenuto il 23 ottobre 2021 a Cadelbosco, nell’officina ‘Dante gomme’: il 72enne imputato, Dante Sestito, era titolare della ditta; sopra l’immagine del delitto

Cadelbosco (Reggio Emilia), 20 gennaioo 2024 – Punta il dito contro il figlio dell’imputato: "Mentre Dante Sestito uccideva mio fratello Salvatore, lui era lì: fu impassibile, non fece nulla. E fu lui, Antonio Sestito, a cercare mio cugino Pierfrancesco Mendicino e a decidere quell’appuntamento". E racconta della presenza di altre tre persone incappucciate. Nel processo per l’omicidio di Salvatore Silipo, avvenuto il 23 ottobre 2021 a Cadelbosco, nell’officina ‘Dante gomme’ di cui il 72enne imputato era titolare, ieri è stato sentito il fratello della vittima, oltre a Mendicino, entrambi presenti durante l’esecuzione. Francesco Silipo si è videocollegato dal carcere di Vicenza (fu arrestato in un’operazione antidroga nel maggio 2023). È parte civile insieme alla madre e alla sorella dell’uomo ucciso, un 28enne originario di Crotone e che abitava a Santa Vittoria: li tutela l’avvocato Mattia Fontanesi. Secondo il pm Piera Cristina Giannusa, Dante Sestito uccise Silipo per vendicarsi di un furto di pneumatici contenenti denaro "di provenienza ignota".

Francesco Silipo racconta che un mese prima dell’omicidio fu chiamato da Francesco Sestito, uno dei figli di Dante. "Mi chiese di andare a casa sua perché suo padre voleva parlarmi. Mi riferirono di un furto di tre gomme, per il quale accusavano mio fratello. Ma quest’ultimo mi ribadì sempre che non ne sapeva niente. Dante mi minacciò dicendo che la prossima volta avrebbe cominciato dai bambini...". Lui dice di aver incalzato il fratello Salvatore per un mese: "Arrivai schiaffeggiarlo per farlo parlare, ma lui ribadì che non c’entrava e che sarebbe anche andato là lui stesso a spiegarlo. Non ho mai saputo se negli pneumatici ci fosse qualcosa: se Salvatore non c’entrava niente, io ero tranquillo".

Tre giorni dopo, quando il fratello ancora lavorava là, il teste riferisce di essere stato chiamato da Antonio Sestito in officina. "Gli dissi che Salvatore non c’entrava nulla. Ma lui ribattè che avrebbe portato le prove e che c’era un video, ma non me lo fece mai vedere. Chiesi ad Antonio cosa ci fosse nelle gomme. Lui mi rispose: ‘Tu non puoi sapere. Il santo deve tornare indietro’ . E minacciò: ‘Se un domani avrò la certezza, squarterò tuo fratello’ . Così dissi a Salvatore di non andare più a lavorare dai Sestito, cosa che lui fece dopo la nascita della figlia".

Si arriva al giorno dell’omicidio: "Ero a casa di mia moglie a lavorare con mio fratello. Venne anche Mendicino, che era stato cercato nei giorni prima da Antonio Sestito, che fissò un appuntamento alle 15 all’officina di Cadelbosco per parlare delle gomme: "Salvatore non vedeva l’ora di chiarire". Al loro arrivo alla ‘Dante gomme’, "vidi Antonio al bancone della hall, che ci disse di seguirlo in officina". Nel locale dove avvenne l’omicidio, "Antonio ci disse: ‘E quindi? ’. Poi girò gli occhi e vidi spuntare suo padre Dante Sestito. Lui arrivò con la mano dentro il giubbino e tirò fuori una pistola. Il figlio Antonio ci disse: ‘Adesso come la mettiamo?’ . Poi il padre ci disse: ‘Inginocchiatevi’ . Nel frattempo, si mise davanti a mio fratello e gli sparò". Attimi scolpiti. "Dopo il colpo, vidi che Dante rivolse la pistola contro Mendicino. Io reagii: afferrai Dante alle spalle cercando di prendergli l’arma, che lui non mollò mai. Guardavo sempre mio fratello: capii che per lui non c’era niente da fare". Poi "Mendicino tentò di aprire una porta senza riuscirci. Immobilizzai Dante, mentre Antonio Sestito aprì un’altra porta: c’erano tre persone incappucciate con una giacca arancione. Quando le vidi, ho pensato che neppure io sarei uscito vivo. In quei momenti c’era solo il buio nei nostri occhi. Trascinai con me Dante all’indietro mentre cercavo di andare verso la porta d’ingresso della hall e riuscii ad aprirla. Mendicino uscì per primo, poi io diedi una spinta a Dante e scappai. Antonio Sestito uscì da un’altra porta da dove si allontanarono anche i tre uomini travisati, e scappò in auto. Saltai la recinzione e vidi una pattuglia di carabinieri a cui chiesi aiuto".