"Per la minore non c’era progetto di ricongiungimento familiare"

Nel processo sui presunti affidi illeciti di bambini a Val d'Enza, le dichiarazioni dell'ex responsabile finanziario e la testimonianza della psicologa evidenziano la complessità del caso e le diverse prospettive sulle decisioni prese.

"Per la minore non c’era progetto di ricongiungimento familiare"

"Per la minore non c’era progetto di ricongiungimento familiare"

Dichiarazioni ritenute importanti, per far luce sul reato di abuso d’ufficio, sia dalla Procura sia dalle difese nel processo sui presunti affidi illeciti di bambini: sono quelle rese da Iuri Menozzi, ex responsabile finanziario dell’Unione Val d’Enza, nel processo davanti al tribunale del lavoro in cui Federica Anghinolfi, in passato coordinatrice dei servizi sociali di Bibbiano, ha impugnato il licenziamento. Menozzi è stato sentito nella causa civile, confermando le dichiarazioni fatte ai carabinieri. Il pubblico ministero Valentina Salvi e l’avvocato Valeria Miari, che assiste l’Unione anche in sede civile, nell’ultima udienza hanno chiesto la produzione integrale, comprensiva anche della sua testimonianza resa all’Arma, fatto a cui si è opposta la difesa di Anghinolfi, che voleva depositare al collegio solo le dichiarazioni da lui rese davanti al giudice del lavoro. Il tribunale non ha potuto acquisire perché mancava il consenso dell’imputata Anghinolfi, e quindi la decisione è stata rinviata al termine dell’audizione che Menozzi renderà nel dibattimento sugli affidi.

È continuata la testimonianza di Beatrice Cassani, psicologa che fu nominata consulente tecnico dal tribunale dei minori sulla bambina che è il caso-pilota dell’inchiesta.

"Lei mostrava un aggravamento dell’angoscia focalizzata sulla paura della perdita del legame con la nonna, ma non legata a una comunicazione che le fu data di un allontanamento dalla famiglia", ha detto Cassani. L’avvocato Rossella Ognibene, codifensore di Anghinolfi, ha letto una relazione del 25 giugno 2018 stilata dalla psicologa Imelda Bonaretti, un paio di mesi dopo il distacco della bambina: "Nell’ultimo incontro prima della nuova collocazione si ricorse a un nastro che rappresentava la consistenza dei legami anche quando si è lontani, la nonna a casa e la bambina a scuola. Il suggerimento funzionò: il bisogno della minore non era stare fisicamente vicina alla nonna, ma essere rassicurata sulla persistenza del legame. Nella nuova collocazione lei ha posato di fianco al letto un pezzo del nastro per ricordare l’affetto della nonna".

A detta di Cassani, "questa può essere una preparazione all’allontanamento, ma senza la dichiarazione franca che di solito è bene fare ai bambini". E poi ha ribadito che "per la minore non c’era un progetto di ricongiungimento familiare". La difesa Anghinolfi ha invece evidenziato che le imputate "Annalisa Scalabrini e Marietta Veltri avevano concordato incontri coi familiari" a fine luglio. La teste dichiara che "nell’ottobre 2018 fu stabilito un calendario programmatico, mentre prima gli incontri erano comunicati alla famiglia con preavviso accettabile". E l’avvocato Ognibene cita un’intercettazione di Anghinolfi, datata 16 novembre 2018, in cui lei accenna l’idea di un rientro della bambina dai nonni.