Presunti affidi illeciti, lo psicoterapeuta Foti verso la Cassazione

L’udienza è fissata il 10 aprile: l’assoluzione in Appello impugnata dall’accusa, ma anche dal suo avvocato difensore .

Presunti affidi illeciti, lo psicoterapeuta Foti verso la Cassazione

Claudio Foti, lo psicologo di Torino imputato nel processo con rito abbreviato

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Si avvicina il momento della definitiva verità giudiziaria per Claudio Foti, lo psicologo di Torino imputato nel processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta sui presunti affidi illeciti dei bambini di Bibbiano. L’udienza davanti alla Cassazione è fissata il 10 aprile: la sentenza di assoluzione pronunciata in secondo grado è stata impugnata dal sostituto procuratore generale Massimiliano Rossi e dal pm Valentina Salvi, ma anche dall’avvocato difensore Luca Bauccio.

In primo grado Foti fu condannato a 4 anni per due imputazioni: lesioni, perché avrebbe provocato durante le sue sedute un disturbo borderline a una 17enne, ingenerandole il convincimento di essere stata abusata dal padre e dal socio; abuso d’ufficio, per la psicoterapia affidata alla onlus da lui fondata, ‘Hansel e e Gretel’, senza bando di bara. Era stato invece ritenuto innocente dall’accusa di frode processuale. In Appello lo psicologo era stato assolto da tutte e tre le imputazioni. Sull’abuso d’ufficio, la Corte di Bologna rimarcò "la mancanza di elementi materiali per ascrivergli materiale partecipazione all’attività amministrativa ritenuta illegittima, essendosi lui limitato a eseguire le prestazioni illecitamente affidate". E non ravvisò "elementi sufficienti per attribuirgli intese, pressioni o sollecitazioni". Foti fu assolto dalle lesioni perché la Corte parlò di "radicale assenza di un percorso generalizzante di carattere scientifico seguito dai consulenti del pm e dal giudice di primo grado per accertare il nesso tra le sue sedute di psicoterapia e la patologia della ragazza". E sottolineò che "al contrario di quanto sostenuto dalla madre della minorenne, lei aveva una situazione critica già prima dell’inizio della terapia".

Nel ricorso alla suprema Corte, i pm rimarcano che, a proposito delle lesioni, i giudici d’Appello si sono basati su un presupposto errato, cioè che la consulente del pm abbia attribuito alla terapia di Foti valenza causale al disturbo psichico: "Lei ha invece sostenuto che le patologie sono state causate dall’averle ingenerato falsi ricordi per quasi tre anni, dal 2016 al 2018".

Mentre sull’abuso d’ufficio, la Procura generale ravvisa contraddittorietà nelle motivazioni: "Da una parte si definisce fondamentale la fatturazione delle psicoterapie a soggetti fittiziamente interposti; dall’altra si afferma che lo psicologo che emetteva fatture ai soggetti interposti non avrebbe compartecipato". I giudici d’Appello hanno infatti ravvisato la sussistenza del reato, dicendo che è commesso da altri ma non da Foti. Invece, secondo i pm, "quello di Foti fu il contributo causale determinante, perché se lui avesse emesso fatture secondo i criteri di legge quel sistema illecito non si sarebbe potuto realizzare".

L’assoluzione dall’abuso d’ufficio "per non aver commesso il fatto" è stata impugnata anche dalla difesa: l’avvocato Bauccio vuole dimostrare invece che "il fatto non sussiste" sia per Foti sia per gli altri accusati che si stanno difendendo nel dibattimento in corso a Reggio.