Processo appalti, parola alle difese: "Il Comune è sano, nessun sistema"

L’avvocato Tesoriero per l’ente municipale: "L’assunto di assecondare la volontà politica è spazzato via"

Processo appalti, parola alle difese: "Il Comune è sano, nessun sistema"

Processo appalti, parola alle difese: "Il Comune è sano, nessun sistema"

"Il Comune è un’istituzione sana. Riconosciamo il controllo di legalità, che va accettato, ma respingiamo l’idea del ‘sistema’ di cui farebbero parte dirigenti, funzionari e addetti". Nel processo sui presunti appalti pilotati del Comune, la parola è passata alle difese: per primo all’avvocato Salvatore Tesoriero, che assiste il Comune come responsabile civile, chiamato a risarcire se gli imputati fossero ritenuti colpevoli. Giovedì si è tenuta la requisitoria dei pubblici ministeri Giulia Stignani e Valentina Salvi, che hanno chiesto la condanna per 14 sui 20 imputati – la più alta, 11 anni, per l’avvocato Santo Gnoni, ex responsabile dell’ufficio legale del municipio –, oltre a tre assoluzioni e tre non doversi procedere per prescrizione, sottolineando il "carattere sistematico" delle condotte per affidare le gare pubbliche "ai soliti noti".

Sul bando per la gestione dell’asilo Maramotti, confermato a Panta Rei e non alla prima aggiudicataria Baby&job – iter riconosciuto legittimo dal Consiglio di Stato –, il pm Stignani ha sostenuto l’esistenza di "pressioni politiche" dell’assessore alla Scuola Raffaella Curioni, nonché di "pressione della Fondazione Maramotti affezionata al gestore storico e che vuole proseguire in quella direzione".

Argomenti che l’avvocato Tesoriero ha respinto: "L’assunto di assecondare la volontà politica è spazzato via dal processo. I due soggetti inizialmente indagati, il sindaco Luca Vecchi e l’assessore Curioni, sono stati archiviati perché l’unica certezza è che l’indicazione politica era: ‘Fate le cose migliori di quelle che convengono al Comune, cioè che rispettano l’interesse pubblico’. Ecco perché ritengo utilizzabile l’intercettazione del sindaco che ne dà conto in modo palese. Se l’assunto era invece una volontà politica opposta, allora non può entrare a processo perché posto a fondamento della richiesta di archiviazione condivisa anche dalla Procura". Poi Tesoriero ribatte all’avvocato di parte civile Federico Salinari, per la Baby&job, società romana, secondo cui "la Formazione Maramotti diceva avere voce in capitolo fino a diffidare di aggiudicare l’incarico alla Baby&job". Per il legale del Comune, "Maramotti non è un centro di potere occulto, ha una fondazione che si occupa di pedagogia. La stessa imputata Tiziana Tondelli dice: "Mica abbiamo un vincolo con Maramotti". E poi "si stava formando il convincimento di assegnare l’asilo alla società romana: se non fossero emerse anomalie, Baby&job sarebbe diventato un nido per la città. Dov’è la volontà di Maramotti di opprimere gli imputati così da far commettere il reato di turbata libertà degli incanti?". Sulla procedura di anomalia avviata dall’allora dirigente dell’Istituzione Scuole Paola Cagliari, a fronte dell’offerta ritenuta troppo bassa di Baby&job e della sua prima aggiudicazione, Tesoriero rimarca una contraddizione del consulente della Procura Domenico Romaniello: "A mia domanda Romaniello tentenna e dice che la procedura di anomalia ci poteva stare, il contrario di cio che scrive nella sua memoria".

La testimonianza di Daniela Pellacini, che riferì di aver notato elementi sospetti e abbandonò la procedura, "è invece decisiva per le difese", perché "lei ha detto che la proposta di Baby & job era troppo bassa e attivare l’iter sull’anomalia era doveroso". Baby&job ha chiesto un danno pari al fatturato di quattro anni, 2,8 milioni totali con varie voci: "È una domanda infondata perché l’offerta era economicamente irrealizzabile, come confermato dal Tar e dal consiglio di Stato".