Processo Saman, la legale del cugino: “Mio assistito un giovane a cui è stata stravolta la vita”

Nella sua arringa Mariagrazia Petrelli, che difende Ikram Ijaz, ha detto che nonostante la morte della ragazza e il clamore mediatico non si può prescindere da responsabilità personale e certezza

Reggio Emilia, 30 novembre 2023 - “La vittima poteva essere mia sorella. Il mio assistito è un giovanissimo a cui è già stata stravolta la vita”. Nel processo per l'omicidio di Saman Abbas, la 18enne pakistana trovata sepolta nel rudere di strada Reatino di Novellara, è iniziata l'arringa difensiva dell'avvocato Mariagrazia Petrelli per Ikram Ijaz, uno dei cugini della ragazza, imputato insieme ad altri quattro familiari per la morte della giovane. La Procura ha chiesto l'ergastolo per i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaeen, 30 anni per lo zio Danish Hasnian e i due cugini Nomanulhaq Nomanulhaq e Ikram Ijaz.

Processo di Saman Abbas. L'avvocato Mariagrazia Petrelli, difensore di Ikram Ijaz
Processo di Saman Abbas. L'avvocato Mariagrazia Petrelli, difensore di Ikram Ijaz

Rivolgendosi alla Corte d'Assise, presieduta dal giudice Cristina Beretti, a latere Michela Caputo e i membri popolari, l'avvocato difensore ha rivolto un appello accorato: "Durante i miei studi ho fatto letture sulla pena di morte, in cui si diceva che in questi casi il giudice dovrebbe interrogarsi fino allo scrupolo e dell'angoscia. Chiedo anche a voi di fare la stessa cosa: potremmo infatti ritrovarci di fronte a una condanna assimilabile. La permanenza in carcere è dura, ma a volte necessaria: ma un innocente dovrebbe riflettere su quant'è dura la vita?”. E poi: “Il clamore mediatico e la morte della 18enne non possono farci dimenticare due principi-chiave: la responsabilità individuale e la certezza della colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. In quest'aula ho sentito parlare di patriarcato e chiedere una sentenza etica, ma la civiltà non può scontrarsi con questi principi”.

Ha richiamato la relazione del consulente di parte, Pier Matteo Barone, che non concorda con quella del perito Dominic Salsarola, archeologo forense nominato dal tribunale: “Non si può escludere che gli sgrotti”, ovvero le nicchie che sarebbero state aggiunte alla fossa per potervi adagiare meglio il cadavere di Saman, “siano stati fatti involontariamente dalla polizia giudiziaria”. Ha voluto ribaltare la definizione di 'fantasma' data dalla Procura  ai cugini, dicendo che Ijaz ha parlato nel luglio 2021 nell'interrogatorio e sentito per spontanee dichiarazioni al Riesame: “Ben 150 pagine di narrato le cui parole sono state riscontrate o non possono essere smentite”. Dopo l'arringa per Ijaz, nel pomeriggio la parola passerà all'avvocato Simone Servillo, difensore della madre Nazia Shaheen.