Processo sugli affidi. Cinzia Magnarelli:: "C’erano pressioni sulle psicologhe"

L’ assistente sociale ’pentita’, sentita in aula come testimone, parla delle frizioni interne sui casi dei bimbi da togliere alle famiglie "Anghinolfi ventilava ordini di servizio di natura disciplinare".

Processo sugli affidi. Cinzia Magnarelli:: "C’erano pressioni sulle psicologhe"

Processo sugli affidi. Cinzia Magnarelli:: "C’erano pressioni sulle psicologhe"

Cinzia Magnarelli, assistente sociale, è stata sentita ieri nel processo sui presunti affidi illeciti di bambini, il cosiddetto ‘caso Bibbiano’, come teste assistita (seguita dall’avvocato Alessandro Conti).

Lei, 36 anni, patteggiò 1 anno e 8 mesi, pena sospesa, per aver attestato il falso - oltreché per frode processuale - in una relazione del 29 agosto 2015, sull’allontanamento di due fratellini africani, cioè che la loro casa versava nel degrado.

Non entrò mai nell’abitazione, "ma fu Federica Anghinolfi a riferirmi questi particolari": ieri l’ex responsabile dei servizi sociali era presente in aula. La bambina era stata al centro di un sospetto di abuso sessuale dal padre, dopo la segnalazione della madre che però soffriva di disturbi psichici (l’indagine fu archiviata nel febbraio 2017). L’indicazione fu di mandare la bambina alla onlus Hansel e Gretel per fare psicoterapia specialistica, "una linea presa dal servizio sociale, dalla responsabile Anghinolfi. L’invio veniva poi fatto dalla psicologa dell’Ausl, che decideva con l’équipe".

Alla domanda del pm Salvi se lei avesse avuto "notizia di pressioni sulle psicologhe", risponde che "c’erano scontri sull’invio dei minori". Cita il nome di alcune imputate, come Federica Alfieri, "più restia" a mandarli alla onlus, e anche lei stessa: "La pressione ci stava rispetto al fatto che fosse abbastanza automatico il pensiero che fossero stati abusati e quindi andassero al centro". Dice che anche Monopoli teneva sul punto una posizione ferma e che sentì parlare di scontri tra lui, Alfieri e Imelda Bonaretti: "Seppi di queste pressioni dalle psicologhe stesse: mi raccontarono che lui imponeva il suo pensiero". Anche una terza psicologa non imputata "riferì che non riusciva più a gestire la situazione e che si era dovuta adattare a scelte da lei non condivise".

Magnarelli racconta anche che Anghinolfi le chiese di raccontare a un evento per la raccolta fondi per il centro ‘La Cura’ la vicenda di una bambina "stuprata" (non al centro del processo): "Non condividevo l’uso di quel termine e non lo feci. Si voleva solo creare pathos". Per chi non era d’accordo, venivano usati i termini "negazionista" oppure "non vuole vedere". Il pm ha chiesto se, a fronte del disaccordo dell’équipe su segnalazioni da scuola ed enti, vi fossero pressioni: lei ha risposto che Anghinolfi ventilava ordini di servizio di natura disciplinare.

Prima è stato sentito Andrea Berci, comandante dei carabinieri di Bibbiano dal 2000 al 2017. Sul caso della bambina che fu affidata a una coppia di donne, lui conosceva il padre, che era stato arrestato per una rapina violenta in un distributore di benzina ed aveva problemi con la moglie che avevano anche richiesto l’intervento dei carabinieri. Berci ha detto che nell’uomo aveva visto una possibilità di recupero e che aveva chiarito ai servizi sociali che non avrebbe fatto allontanamenti urgenti. "Il giorno in cui la bambina fu trasferita altrove, i colleghi andarono là per tutelarla perché era sola. In cuor mio non pensavo che si arrivasse a tale provvedimento". Conoscendo meglio Monopoli, ne ha parlato come persona "che tendeva al bene, per risolvere nel modo giusto le situazioni". E che "temeva indagini ritenendo la Procura troppo aggressiva sul fatto che Anghinolfi era stata legata da una relazione a una delle affidatarie". Ma ha anche detto di "non aver mai avuto la percezione che lui aggiustasse la realtà scrivendo cose non vere".

All’inizio le difese - specie di Anghinolfi, Monopoli e del sindaco Andrea Carletti, ma tutte si sono associate - hanno chiesto di ascoltare un’intercettazione ambientale dell’8 luglio ’19 ritenendo che gli inquirenti abbiano violato il segreto divulgando alla stampa alcune captazioni: "Questa settimana è la settimana ideale per gli audio. Quello del lupo..."; e "... quella dei compiti in classe, del sesso con mamma e papà... 3 o 4 devono partire".

Il pm ha riferito che "la richiesta è tardiva e l’intercettazione è irrilevante" e che "eventualmente la Procura valuterà di riaprire il fascicolo già archiviato"; il collegio si è riservato la decisione.