Rincari in casa di riposo. Coopselios spiega:: "Eravamo in perdita, ora tocca alla Regione"

Il direttore della cooperativa che gestisce 32 strutture in 8 regioni: "Dal 2009 chiedevamo un adeguamento, che arriva solo adesso. A noi un posto letto costa 3.500 euro, ne incameriamo 3.250".

Rincari in casa di riposo. Coopselios spiega:: "Eravamo in perdita, ora tocca alla Regione"
Rincari in casa di riposo. Coopselios spiega:: "Eravamo in perdita, ora tocca alla Regione"

Non sono tanto i pensionati a chiedere informazioni sul rincaro delle rette ai patronati o ai gestori dei servizi, quanto i familliari: "Di recente un uomo mi ha presentato il caso della anziana madre con la pensione al minimo, che per pagare la Rsa usa i propri risparmi - racconta Valdis Righi, funzionario della CdL di Guastalla -. Con questi aumenti, quel gruzzoletto finirà prima e il figlio dovrà farsi carico della retta con molta fatica". Raul Cavalli, direttore di Coospelios, invita però ad analizzare la situazione a tutto tondo: "Gli aumenti sono pesanti per le famiglie, ma vanno a remunerare i 15 anni di mancate rivalutazioni delle tariffe di cui i cittadini dell’Emilia-Romagna hanno beneficiato. Noi dobbiamo recuperare inflazione, costi delle utenze, l’incremento dei prezzi delle materie prime, gli integrativi al Contratto nazionale di lavoro... Otteniamo nel 2024 quello che avevamo iniziato a spendere nel 2009. Bisogna che adesso tocchi alla Regione". Fondata a Reggio quarant’anni fa e attiva in 8 regioni, Coospelios ha oltre i 3mila lavoratori (l’80% soci). Nel settore anziani, gestisce 32 strutture di cui una decina nel reggiano, città esclusa; circa 2500 gli ospiti. In questo ambito lavorano 2300 persone.

"Nella nostra area il sistema di offerta dei servizi dalla persona è ancora prevalentemente a gestione pubblica: per 3/4 non è privato sociale o profit. Gli aumenti delle rette andranno a sostenere i bilanci delle Asp e dei Comuni. Noi ci rediamo conto dell’impegno delle famiglie e del sistema socio-sanitario a sostenere tali prestazioni, ma bisogna capire che le tariffe vanno soprattutto a remunerare il costo del lavoro e i contributi, i canoni di locazione delle strutture pubbliche, le utenze… La cooperazione sociale non ha finalità lucrative: le risorse sono destinate alla qualità dei servizi, e qui abbiamo la migliore cooperazione sociale d’Italia. Il settore della non autosufficienza spende di più di quello che incassa: un posto letto ci costa 3500 euro, ma ne incameriamo 3250. A noi ciò ha creato grandissime difficoltà". Altre Regioni - dalla Lombardia alla Toscana, dal Veneto alla Liguria - negli ultimi 2 anni hanno già applicato aumenti. "Ci sono difficoltà a reperire personale perché è un lavoro molto impegnativo, di sacrificio anche psicologicamente. È richiesta flessibilità, si lavora anche notte e nelle feste… La qualità dell’occupazione è molto importante e non possiamo tagliare i salari: un tempo pieno prende solo 1200 euro. Gli stessi sindacati vogliono nel 2024 il rinnovo del contratto di lavoro… Durante il Covid abbiano attinto alle riserve per non mettere nessuno in cassa integrazione".

Secondo il direttore Cavalli va anche modificato il sistema emiliano-romagnolo: "Bene l’introduzione dell’Isee. Vorremmo anche che le famiglie potessero scegliere in quale struttura portare i propri cari, come avviene nelle altre regioni: chi paga le tasse deve avere questo diritto. C’è poi tutto il tema degli oneri costosi e pesanti di organizzazione, eccessivamente normata: non possiamo calibrare l’assistenza sul paziente. Magari una persona ha bisogno di più fisioterapia, un’altra cure infermieristiche maggiori: invece dobbiamo applicare a tutti gli stessi parametri di tempo in minuti. I correttivi si possono fare, così come ricorrendo all’Isee si può rendere il servizio più adeguato. Vengono avanti nuove esigenze: le persone, finché possono, ricorrono all’assistenza domiciliare; chi entra in struttura lo fa solo all’ultimo e con un grado elevato di polipatologie". Viene allora una proposta di alleanza tra Terzo Settore, famiglie e sindacati. "Si rivendichi che i futuri aumenti siano coperti dal Fondo regionale. L’aumento delle rette è solo spostare il cerino. I problemi sono in mezzo al tavolo e sono di tutti: parti sociali, enti gestori, amministrazione pubblica e politica devono sedersi insieme, con sedie tutte della stessa altezza. Con pari dignità".