Risse e aggressioni. Al Servizio psichiatrico la fuga degli infermieri: "Siamo terrorizzati e soli"

La Cisl Funzione pubblica raccoglie il grido d’aiuto degli operatori che chiedono all’Ausl di portare il servizio a Reggio, vicino alle forze dell’ordine "Serve una stanza di de-escalation, per separare i pazienti durante i tafferugli".

Risse e aggressioni. Al Servizio psichiatrico la fuga degli infermieri: "Siamo terrorizzati e soli"
Risse e aggressioni. Al Servizio psichiatrico la fuga degli infermieri: "Siamo terrorizzati e soli"

"Le parole non bastano per descrivere la situazione gravissima che sta emergendo dentro al Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura all’ospedale di Correggio".

Il segretario generale della Funzione pubblica della Cisl Gennaro Ferrara si dice esterrefatto dai racconti degli operatori protagonisti di aggressioni avvenute nel reparto del servizio psichiatrico che da qualche tempo è allestito al San Sebastiano.

Già nei giorni scorsi si è parlato di questo argomento, con la richiesta dei sindacati di categoria di un trasferimento del reparto a Reggio città, dove anche di notte è possibile avere un intervento più tempestivo ed efficace delle forze dell’ordine in caso di necessità.

"Sono un sindacalista, sono un infermiere e ho lavorato a lungo con i malati psichiatrici in carcere – spiega Ferrara – ma il racconto della violenza continua subita dai 24 infermieri che operano in quella struttura a Correggio mi ha tolto il fiato. Riconosco che Azienda Usl ha aperto con noi un percorso, che ora le chiedo di proseguire in fretta. Siamo pronti a collaborare con l’Ausl per arrivare a concretizzare le migliori soluzioni. Proteggere questi infermieri ora so che è una priorità per tutti. E devo dire che da oggi questi ragazzi, tutti dipendenti dell’Ausl, sono i miei nuovi eroi".

Gli infermieri, praticamente all’unisono, osservano che "il personale è completamente in burnout". Ogni anno cambiano quasi tutti i colleghi, perché per molti è impossibile restare lì. "In ogni turno lavoriamo in quattro infermieri, ora gli uomini sono pochi e capitano turni con tre e a volte quattro donne in servizio in queste condizioni. Ma è chiaro che se scoppia una rissa o c’è un paziente che esce fuori di sé, sono i maschi che intervengono", aggiungono gli operatori. Tra le soluzioni richieste figura una "stanza di de-escalation" come si usa all’estero. Perché ora, con corridoi lunghi e stretti, larghi a malapena un metro, si fatica a separare i pazienti che iniziano una rissa.

L’attuale situazione favorisce un sovraffollamento nelle stanze e pure l’impossibilità di farci stare i letti, a meno di impilarli verticalmente.

Quando la struttura supera il numero massimo di 16 pazienti, è capitato che gli ospiti extra abbiano dovuto dormire su poltrone molto pesanti movimentate a mano dal personale infermieristico. Le misure di sicurezza sono affidate alla vigilanza privata, che però non può bloccare un paziente violento. Deve chiamare le forze dell’ordine.

"Che qui a Correggio – dicono gli operatori del reparto – a volte arrivano molto dopo la chiamata di soccorso. Anche per questo vogliamo che questo servizio ritorni a Reggio Emilia, dove in cinque minuti la polizia può intervenire".