Rivolta della pasta, continua la protesta. I profughi: "Vogliamo gli spaghetti"

L’insoddisfazione dei migranti in mensa non si placa

I profughi a pranzo alla mensa di via Eritrea
I profughi a pranzo alla mensa di via Eritrea

Reggio Emilia, 5 maggio 2016 - Non si placa la protesta dei migranti. A giorni di distanza dalla ‘rivolta della pasta’, la situazione del cibo della mensa non è migliorata secondo i profughi. «Il cibo non è buono ed è sempre lo stesso», continuano a ribadire i richiedenti asilo. Motivando, a volte con risposte poco convincenti, la loro presa di posizione. «Quello che ci danno da mangiare non è buono - dice un immigrato africano -. Ogni giorno cous cous o pasta, ma ogni tanto vorremmo cambiare e gustarci gli spaghetti». Gli replica però un suo conterraneo, Dandu, 19 anni. «E’ vero, qui non ci servono piatti tipici africani, però quelli italiani sono buoni, non ci sono problemi». «Ok la pasta - aggiunge il 25enne Khan Saeed, assieme a un suo connazionale, entrambi provenienti dal Pakistan -, ma il riso proprio non è cucinato bene. L’ho mangiato 2-3 volte in un mese: ho avuto problemi di digestione e sono stato male di stomaco». «Non va bene quello che ci servono in mensa - ammette Abdul Basi, 25 anni -. C’è troppa acqua nel riso e la pasta è troppo dura». Chissà se andrà poi in porto l’idea ventilata dalla Dimora d’Abramo (che distribuisce l’accoglienza degli immigrati) assieme al gestore della mensa «Il Locomotore» di via Eritrea, di assumere un cuoco pachistano che cucini una volta alla settimana cibi etnici.

«Stiamo parlando coi vari gruppi di profughi - spiega Luigi Codeluppi, presidente della Dimora d’Abramo - per capire qual è il reale problema, perché, in realtà, non è ancora emerso in maniera chiara. E non è in arrivo nessun cuoco pachistano. Anche perché altrimenti dovremmo chiamarne uno per ogni etnia che viene a mangiare alla mensa. E sono 15-16. Lo ripeto, qui il cibo varia ogni giorno ed è di ottima qualità».