Sarchi, voce reggiana. Una storia ambientalista di conflitto generazionale: "Oggi, molto più di ieri"

La scrittrice pluripremiata presenta il nuovo ’Il ritorno è lontano’ "Sinceramente non mi stupisco del male del mondo, ma del bene. Le proteste ecologiste contro le opere d’arte? Un metodo sciocco".

Sarchi, voce reggiana. Una storia ambientalista di conflitto generazionale: "Oggi, molto più di ieri"

Sarchi, voce reggiana. Una storia ambientalista di conflitto generazionale: "Oggi, molto più di ieri"

Prendersi cura - di sé, degli altri, del mondo - è un’aspirazione nobile ma destinata a rimanere imperfetta. Nel nuovo romanzo ‘Il ritorno è lontano’ (Bompiani, 28 febbraio) Alessandra Sarchi lo spiega attraverso una distanza, fisica, di vedute e posizioni, che si crea nella famiglia di Sara e Paolo quando la figlia si allontana per seguire i suoi ideali ecologisti. Nata a Brescello nel 1971, la scrittrice e storica dell’arte ha dato un assaggio del libro il 7 febbraio, nell’Auditorium dell’Università, ospite di un appuntamento letterario organizzato dalla Luc. Occasione in cui l’abbiamo incontrata. Fra i suoi romanzi, ‘La notte ha la mia voce’ (2017, premio Mondello e Selezione Campiello) e del 2019 il saggio ‘La felicità delle immagini, il peso delle parole’. È autrice del podcast ‘Vive! Storie di eroine che si ribellano al loro tragico destino’, ora un libro per HarperCollins. Vive stabilmente a Bologna.

Che cos’è Reggio, per lei ?

"Reggio è la città in cui sono cresciuta e dove ancora oggi ho gli affetti più cari. Non solo i parenti, ma anche gli amici, persone con le quali ho condiviso percorsi di vita e di conoscenza e con le quali tutt’ora lavoro. Da fuori ne vedo meglio limiti e pregi, ma la penso sempre con affetto".

Corsa al progresso, ambiente, etica e il suo contrario, generazioni… alcuni dei temi che affronta nei suoi romanzi. E’ sottile il confine fra crimine e innocenza per ognuno di noi?

"Credo che il confine fra innocenza e crimine esista e sia ben demarcato. Il problema nasce laddove viviamo in una società e in un momento storico in cui ‘la colpa’ è sempre di qualcun altro e la responsabilità individuale non è più un imperativo categorico. Ma è solo attraverso il senso di coinvolgimento individuale che possiamo pensare di compiere scelte etiche".

Da un suo romanzo di successo, cos’è l’amore normale?

"Si tratta di un titolo antifrastico, cioè che significa il suo contrario: la norma non esiste, se non come media statistica, ed è inapplicabile alle particolarità degli esseri umani. Vero è che abbiamo tutti bisogno di sentirci uguali o simili agli altri, per essere accettati, e al tempo stesso abbiamo bisogno di sentirci diversi e irriducibili e forse l’unico spazio di relazione che ce lo consente è l’amore".

Durante una lezione a Reggio ha detto che il vero stupore oggi non dovrebbe essere per il male che c’è nel mondo, ma per l’esistenza del bene.

"La letteratura è da sempre impegnata in un corpo a corpo con il male e talvolta ne subisce il fascino perverso. Tutto sommato descrivere il male è la cosa più ovvia: lo vediamo un po’ ovunque. Molto più difficile per chi scrive dare voce al bene, e alla bellezza".

Dare la vita, tema caldissimo, è al centro del suo ‘Il dono di Antonia’. Cosa significa per lei il sentirsi madre?

"Se dovessi rispondere per esteso a questa domanda, ne verrebbe fuori un saggio. Mi limiterò a dire che per me madre è una persona che ti fa crescere, in tutti i sensi, e ha come obiettivo quello di renderti a tua volta una persona autonoma".

Nell’imminente ‘Il ritorno è lontano’ affiora il conflitto fra generazioni.

"Mi pare che con l’età si diventi tutti più conservatori, ma quello che sta succedendo oggi è per certi aspetti più preoccupante: migliaia di giovani e giovanissimi manifestano e prendono la parola contro il disastro climatico in corso e l’ingiustizia sociale che ne consegue, mentre diverse generazioni di adulti continuano a ignorare il problema".

Nel libro, Nina diventa un’attivista radicale per l’ambiente. Che cosa pensa delle azioni degli ecologisti che gettano vernice sui monumenti?

"È evidente che fanno di tutto per attirare l’attenzione, ma gettare vernice sulle opere d’arte e minare la sicurezza e il lavoro dei musei non mi sembra una forma di protesta efficace: quelle opere sono costate fatica a chi le ha prodotte e sono patrimonio di tutti, preservarle ha un costo e privarne il godimento con atti vandalici è sciocco".

Nel podcast ‘Vive!’ propone una sorte diversa per le eroine della letteratura occidentale. È lecito immaginare un presente diverso se ’al comando’ non avessimo avuto uomini?

"Irlanda e Nuova Zelanda hanno avuto di recente due donne come primo ministro, due donne che hanno avuto la forza e la dignità di dimettersi quando sentivano che non ce la facevano più. Ha mai visto accadere una cosa simile a un politico maschio? Il giorno in cui anche gli uomini cambieranno radicalmente la loro idea di forza, non muscolare, non bellica, ma di spirito, forse avremo un mondo migliore".