Siamo la ‘capitale’ delle false fatture. Tutto è partito dall’inchiesta Billions

La frode fiscale da dieci milioni di euro soprattutto nel mondo dello sport è legata alla nota inchiesta. Hellas Verona, spuntano altri dettagli: le operazioni contestate emesse per lavori ai seggiolini dello stadio. . .

Siamo la ‘capitale’ delle false fatture. Tutto è partito dall’inchiesta Billions
Siamo la ‘capitale’ delle false fatture. Tutto è partito dall’inchiesta Billions

È partito tutto da Billions. L’inchiesta Cyrano – portata alla luce ieri dalla procura di Reggio, sulla maxi frode al Fisco da dieci milioni di euro – è scaturita dall’operazione che aveva scardinato un sistema di fatture false tra decine di ‘cartiere’ e prestanomi al servizio della criminalità organizzata nel 2020 e che l’anno scorso è sfociata in 24 condanne in abbreviato (il dibattimento con ben 97 imputati, alcuni già processati in Aemilia, è partito a settembre scorso). "Seguendo i soldi" (grande regola degli investigatori), il nucleo finanziario della guardia di finanza diretto dal tenente colonnello Maria Concetta Di Domenica e la squadra mobile della questura guidata dal dirigente Guglielmo Battisti, durante le perquisizioni avevano individuato le ‘cartiere’ incriminate in Billions. E anche altre estranee, ma sospette (a conferma che Reggio è una delle capitali italiane delle fatture false) poi approfondite. E proprio una di questa è la Dal Worldwide distribution srl con sede a Modena, gestita da soggetti reggiani (sui quali si sta indagando anche per associazione a delinquere), attorno alla quale ruota l’operazione Cyrano che ha scoperchiato un giro di operazioni inesistenti per 26 indagati (di cui sette reggiani) e 22 società coinvolte specie nel mondo sportivo (spiccano cui il pilota ex campione di motocross Matteo Bonini e Angelo Ricchetti, presidente della Folgore Rubiera che milita nel campionato di calcio di Eccellenza).

Tra gli iscritti nel registro del procuratore capo Gaetano Calogero Paci, il nome più noto è quello di Maurizio Setti (foto), imprenditore carpigiano e patron dell’Hellas Verona, società che milita nella Serie A di calcio. Il club scaligero ieri ha diffuso un’ulteriore nota stampa di replica ai media che hanno riportato la notizia dell’operazione. "Siamo in presenza di una plateale, incivile e rozza disinformazione e mistificazione della realtà. Non c’è stata alcuna perquisizione. E non avendo nulla da nascondere, abbiamo consegnatoalle fiamme gialle tre fatture, risalenti al 2019, emesse dalla Dal Worldwide Distribution per un totale di 258mila euro. Hellas Verona le pagò regolarmente a fronte di lavori edili eseguiti. Le citate fatture non sono mai state contestate dall’Agenzia delle Entrate. Tuttavia è evidente che accostare ‘costi indeducibili‘ per lavori edili e indebita detrazione di Iva per la modesta somma di 56mila euro collegata a una truffa da dieci milioni, mira a infangare l’onore dell’Hellas".

Replica legittima così com’è giusto rispettare la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva. Sulle contestazioni però le carte (dati oggettivi d’indagine) dicono altro. Innanzitutto la perquisizione c’è stata eccome, tant’è che le fiamme gialle sono andate nella sede del club con tanto di ‘decreto di perquisizione’ che per legge in soldoni dice: qualora non fossero consegnati i documenti richiesti, si procede in maniera coatta.

A tutti gli effetti si può parlare dunque di perquisizione e sequestro (poteri che non ha invece l’Agenzia delle Entrate) Seconda cosa, l’entità della somma: si parla di oltre 300mila euro per tre false fatture contestate al Verona emesse dalla Dal Worldwide Distribution che come oggetto sociale e codice Ateco si qualifica come ‘attività di servizi pubblicitari’. Mentre le operazioni – inesistenti per la procura, ma realmente pagate come sostiene il Verona – riguardano lavori edili e forniture di seggiolini per lo stadio Bentegodi. La domanda sorge spontanea: come può averli svolti una società che si occupa di pubblicità e la cui sede è stata accertata come inesistente...?