Silk-Faw, Prodi: "Grande occasione persa"

La sentenza del ‘professore’ sul progetto ormai svanito: "La guerra ha influito, può darsi che il Governo (cinese) sia intervenuto"

Silk-Faw, Prodi: "Grande occasione persa"

Silk-Faw, Prodi: "Grande occasione persa"

di Daniele Petrone

"Silk-Faw? Una grande occasione persa". Quella di Romano Prodi suona come una sentenza finale sul maxi progetto della joint venture sino-americana delle superauto elettriche che ormai va verso il game over.

Ilprofessur – hanno sempre detto i ben informati – sarebbe stato il regista, visti gli ottimi rapporti che ha sempre avuto con l’Oriente, dell’operazione o quantomeno il punto di contatto per portare gli investitori a Reggio. Anche se lui nega: "Promotore io? No, no. Io non sono stato promotore di nulla, anzi mi scoccia anche un po’ esserlo considerato... Non ho mai visto neppure un cinese e non sono al corrente degli ultimi sviluppi se non da quanto ho letto".

L’ex presidente del Consiglio ribadisce però il suo pensiero: "Un peccato non concretizzare questo progetto. Ho sempre sostenuto che l’Emilia, più fabbriche di automobili di lusso ha sul territorio e più diventa forte. Inoltre a Reggio mancava tutto questo e un polo del genere sarebbe stato l’anello di congiunzione con le altre province, che avrebbe stimolato la concorrenza e la competitività". Infine Prodi dà una sua lettura sulle cause di un progetto mai decollato: "Ohibò, con tutto il casino che c’è ora (si riferisce sia alla guerra Russia-Ucraina sia alla conseguente situazione economica e geopolitica, ndr) può darsi che un Governo sia intervenuto...", alludendo a quello cinese.

Da un ’regista’ all’altro, anche l’ex presidente di Unindustria Reggio nonché numero uno di Federmeccanica, Fabio Storchi aveva creduto parecchio in Silk-Faw. "Quando ci hanno presentato il progetto abbiamo pensato tutti che fosse un’opportunità da cogliere al volo proprio perché un’azienda di automobili a trazione elettrica con produzione a Reggio sarebbe stato un unicum nella Motor Valley. Un peccato che non si sia concretizzato".

Anche se resta un interrogativo che abbiamo posto allo stesso Storchi: come hanno fatto politici e imprenditori reggiani, che del pragmatismo ne hanno sempre fatto un distintivo, a stendere i tappeti rossi a una compagine che non aveva neppure perfezionato il rogito del terreno? "All’inizio sembrava tutto ok, poi – questo va chiesto comunque alle istituzioni – immagino che abbiano presentato delle garanzie importanti. Comunque non vi erano dubbi sulla fattibilità del progetto, un po’ sulla scia di Philip Morris che a Valsamoggia è diventata una realtà importantissima. Poi però va sottolineato un aspetto: le condizioni geopolitiche non erano certo quelle attuali. E questo può aver giocato un ruolo", dice Storchi che infine tiene ad evidenziare anche una differenza di visioni: "Il capitalismo anglosassone così come quello cinese, basato sulla finanza, è diverso dal nostro che ci affidiamo più a competenze e capacità concrete; ma non per questo dobbiamo chiudere le porte a modelli di business diverso. Bisogna sempre provarci e con Silk-Faw è stato giusto farlo. Un’azienda innovativa e lussuosa sarebbe stata di grande stimolo per l’industria reggiana. Alzando l’asticella che è la mission che ogni bravo imprenditore deve perseguire...".

Chi gongola sono gli ambientalisti che hanno sempre criticato l’insediamento industriale: "Ogni commento è superfluo su questa figuraccia. Ora stiamo assistendo al rimpallo delle responsabilità delle istituzioni con l’azienda. Se va male è sempre colpa degli altri. Tanto a perderci siamo sempre noi cittadini...".