Strage, è sfida tra video. Battaglia sugli orari: "Il treno di Polzer?. Non era più lì alle 13,15"

La difesa di Bellini: "Perizia sull’orologio della passante e sulle ombre". Accusa al contrattacco: "Una tv registrò il binario vuoto già alle 11,23". Ed entrano a processo le intercettazioni dell’imputato contro l’ex moglie.

Orlandi

È una sfida all’ultimo video, il processo d’appello sulla strage del 2 agosto 1980 di Bologna, che entrerà presto nel vivo. Il principale imputato, l’ex terrorista reggiano di Avanguardia nazionale Paolo Bellini, accusato di essere il "quinto uomo" della bomba che causò 85 vittime e 200 feriti e perciò condannato in primo grado all’ergastolo, il prossimo mercoledì sarà in aula di persona, a rendere spontanee dichiarazioni. Imputati con lui sono l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel (depistaggio) e l’amministratore di condominio di via Gradoli Domenico Catracchia (falso ai pm).

È stata un’altra lunga giornata, ieri, a Palazzo Baciocchi. Sette ore senza esclusione di colpi (metaforici, s’intende) tra le parti. Ordine del giorno: questioni sulla rinnovazione parziale dell’istruttoria. Su alcune la Corte d’assise d’appello presieduta da Alberto Pederiali si è già espressa. E ha stabilito di fare proiettare, alla prossima udienza, il video del turista tedesco Harald Polzer poco dopo lo scoppio della bomba, ora più che mai nel mirino delle parti. Da questo infatti gli avvocati difensori di Bellini, Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti, hanno tratto le immagini di una signora che passa proprio dietro all’uomo riconosciuto da Maurizia Bonini (ex moglie di Paolo Bellini) come il marito e porta al polso un orologio che secondo le analisi dei difensori segnerebbe le 12,15 o le 13,15. Orari incompatibili con la presenza in stazione dell’imputato, a quelle ore in viaggio con la famiglia.

La difesa Bellini è subito entrata nel vivo della questione: "Una perizia su questo video può essere decisiva – così l’avvocato Capitella alla Corte –, poiché non v’è certezza sull’orario in cui è stato girato, né sul modo in cui è poi stato montato dall’autore. Si è deciso che risalisse ai minuti dopo l’esplosione perché non ci sono ancora soccorritori, ma non è così: ce ne sono diversi, tra cui poliziotti in divisa". I legali hanno chiesto di analizzare il video e una perizia tecnica sulle inquadrature dell’orologio, procedendo sul supporto analogico anziché sull’elaborato digitale; poi, una perizia antropometrica sull’uomo identificato in Bellini dall’accusa e una perizia gnomonica (ossia l’analisi delle ombre proiettate dagli oggetti immortalati) per stabilire l’esatta posizione del sole al momento della ripresa. Un tipo di analisi, quest’ultimo, forse inedito in un processo di questo tipo.

Ma la Procura generale, con il sostituto Nicola Proto, ha smontato la tesi difensiva introducendo un altro video, girato sempre il 2 agosto, da una tv locale privata. Da questo, spiega il sostituto pg, "si evince che non possono essere le 12,15 o 13,15, semplicemente perché a quell’ora il treno su cui stava il turista non era più lì", cioè nel punto da cui riprende le prime immagini. "La carrozza di Polzer fu spostata dal binario 1 subito dopo l’esplosione, per consentire ai soccorsi di raggiungere in fretta il binario 3. Nel filmato della tv locale si vede chiaramente che alle 11,23 la carrozza non era più lì"; secondo le ricostruzioni poi delle parti civili, tra cui l’avvocato Andrea Speranzoni per l’associazione dei familiari delle vittime, e il rappresentante dell’Avvocatura dello Stato Andrea Cecchieri, il vagone fu spostato già alle 11,05. "Per avere quell’inquadratura alle 12,15, Polzer avrebbe dovuto fluttuare nel vuoto", ironizza l’avvocato Speranzoni. La difesa ha chiesto di poter vedere questo filmato prima di decidere se opporsi o meno alla sua acquisizione.

Infine, la Corte ha fissato per mercoledì anche l’audizione in aula dell’intercettazione ambientale del 18 gennaio 1996 in cui l’ex leader veneto di Ordine nuovo, Carlo Maria Maggi, parla della strage. L’audio sarà sentito nelle versioni pre e post ’pulizia’ della Scientifica, che filtrando il file ne avrebbe alterato il significato, modificando la frase "il padre di ’sto aviere", che per l’accusa inchioda Bellini, con "lo sbaglio di un corriere", che può evocare la pista palestinese. La difesa Bellini ha chiesto una perizia fonica.

Quanto alla richiesta degli avvocati Capitella e Fiormonti di risentire Maurizia, Michele e Marina Bonini, la Corte l’ha respinta, chiedendo però ai legali di specificare nel dettaglio quali domande non avrebbero potuto porre ai testi in primo grado, perché "Procura generale e Corte d’Assise si opposero al controesame". Ammessa invece l’intercettazione ambientale del giugno scorso in cui Bellini, parlando tra sé in auto, dice della ex moglie: "D’accordo per 40 anni, poi adesso non mi copre più... Perché io non la copro più", frase per cui fu poi messo in carcere (e vi è tuttora), per timore di ritorsioni sulla donna. La difesa ha cercato di ridurre quelle parole a uno "sfogo privato" dell’uomo, mentre la Procura le ha definite una "patente di credibilità alla teste Bonini da parte dell’imputato in persona".