Un clochard prestanome. Ecco i complici del raggiro

I collaboratori erano consapevoli. Venivano pagati poche centinaia di euro. Una donna bulgara teneva i rapporti con banche e professionisti esteri.

Un clochard prestanome. Ecco i complici del raggiro

Il procuratore capo Calogero Paci

C’era anche un clochard tra le teste di legno usate dalla presunta associazione a delinquere capeggiata dai fratelli Lequoque, Gionata e Samuel, e da Leonardo Ranati, demolita dall’operazione MineField della GdF. Attorno ruotano colletti bianchi, come la segretarie tuttofare Stefania Greco, o i commercialisti Gianfranco Grande e Roberto Vecchioni. C’è Spyridon Lempesys che, intestatario formale di società riconducibili al "Team Reggio", avrebbe fornito dall’estero - dalla Bulgaria alla Grecia - un contributo concreto nella gestione delle società cartiere quali la Eighteen&Eleven Ltd. C’è l’elegante bulgara Nina che avrebbe organizzato le trasferte e gli spostamenti in Bulgaria "curando di persona i rapporti con le banche ed i professionisti necessari alla operatività estera delle società e dei conti correnti e occupandosi infine di agevolare la monetizzazione in territorio estero da parte dei capi dei proventi delle fatture per operazioni inesistenti confluiti sui conti correnti". Nell’associazione a delinquere ci sarebbe anche Giovanni Battista Moschella, presunto consigliere "anziano" dei capi; in un’intercettazione del 12 agosto 2020 afferma: "Allora mo vi parlo io per esperienza, io questo lavoro l’ho fatto pure io anni fa, poi non l’ho voluto fare più, no? Ho accumulato un bel po’ di soldi, ma quando poi, mi sono voluto fermare... qua dovrei essere quello che vi aiuta, non quello che vi... ’sgarrupa’ (rovina, ndr) no?". Ci sono poi i collaboratori, che spesso sembrano molto consapevoli del loro ruolo di prestanome. Fantocci per scelta. Guido Cigni, di Scandiano, è definito un "clochard", non lo stimano ma lo usano; e lui adesso è ai domiciliari. Un altro uomo "a busta paga" è L.V., a cui un giorno Ranati spiega che devono fare un viaggio d’affari in Bulgaria. Quanto si prende? Ranati gli dice che "come al solito circa 300 euro al mese per fare un c**o e basta che vada una volta in Bulgaria con lui che avrà anche da mangiare da bere". Destinatario di un’altra ordinanza di custodia cautelare è Enrico Cavalli, di Scandiano. Nelle oltre migliaia di pagine con le richieste della Procura diretta dal dottor Calogero Gaetano Paci e dell’ordinanza di custodia cautelare scritta dal gip Luca Ramponi, ci sono le sue chiacchierate con alcune amiche: "Io sono amministratore delegato senza portafoglio… a me mi danno un compenso mensile per questa cosa qua stando fermo". Racconta anche una sorta di schema consolidato: "Non pagano Iva non pagano tasse e li capisco non pagano Inps anche aziende con 30 dipendenti eh. Fanno quello… tirano su quando arrivano a 40/50mila euro, la chiudono perché non c’è più niente".