Valeria Luszitg, nata tre volte: "Vivo dopo due trapianti di polmoni"

Reggio Emilia, sembrava spacciata dopo il rigetto: "Ho pregato Rolando Rivi e sono arrivati gli organi"

Valeria Lusztig dopo il primo trapianto di polmoni ha festeggiato scalando il monte Rosa
Valeria Lusztig dopo il primo trapianto di polmoni ha festeggiato scalando il monte Rosa

Reggio Emilia, 13 aprile 2022 - Valeria Luszitg ha 47 anni, è di Reggio Emilia e per tanti anni ha collaborato con il nostro giornale. Valeria è protagonista di una storia incredibile, straordinaria: è una delle pochissime persone in Italia che è stata bi-trapiantata ai polmoni. La prima volta nel 2017, per colpo della fibrosi cistica; la seconda volta neanche un mese fa, il 15 marzo scorso, dopo una crisi di rigetto, 19 ore in camera operatoria. È come se Valeria fosse nata tre volte: la prima, 47 anni fa, con la nascita naturale; la seconda, nel 2017, dopo il primo trapianto e ora, dal 15 marzo 2022, dopo il secondo trapianto. In 47 anni Valeria ha già vissuto con sei polmoni diversi. Tenete conto che di trapianti di polmoni non se ne fanno tantissimi: circa 150 all’anno nel nostro Paese, quando il numero complessivo sugli espianti dei diversi organi sfiora le 4mila. Ora Valeria è in ospedale e avrà bisogno di tempi lunghi per la ripresa; ma ci ha abituati ai mezzi miracoli. Già dopo il primo intervento, per tener fede a un voto fatto, arrivò in cima al Monte Rosa, a respirare con i suoi nuovi polmoni. Nel maggio del 2021 ha anche pubblicato un libro (’Guardami adesso’, Falzea Editore) in cui ha raccontato la sua rinascita dopo il primo trapianto bipolmonare. Ora per il suo Carlino racconta l’ultimo calvario

di Valeria Lusztig

Dove credi di andare?

Qualcuno deve avermi detto così poco meno di un mese fa, quel benedetto 15 marzo. Sono stata riacciuffata per i capelli. Tutti pensavamo che fossi alla fine quando, stremata da due mesi di immobilità in un letto di pneumologia del policlinico di Milano, completamente sola e attaccata all’ossigeno ad alti flussi, il dottore è entrato e mi ha detto: "Ci sono due polmoni in osservazione".

Parentesi: la sera prima mi ero imbattuta nei racconti dedicati al beato Rolando Rivi. Avevo scritto del suo miracolo a un bambino inglese proprio su Il Resto del Carlino, più di 22 anni fa. Lo conoscevo bene e mi sono rivolta a lui: come si fa nella disperazione, nella totale assenza di prospettiva. Ho sempre detto, tra il serio e il faceto, che l’ateismo è il lusso dei sani. E poi....

E poi è successo l’incredibile. Davanti al dottore che mi aveva dato la notizia dei due polmoni in osservazione, non credo nemmeno di avere avuto una reazione, persa nella mia bolla di disperata sopravvivenza. La mia stessa essenza stava scomparendo, mentre tutto il meraviglioso team di pneumologi mi stava tenendo in vita.

Sì, sono una bi-trapiantata bipolmonare. Significa che per due volte, prima nel 2017, poi questa meravigliosa primavera, mi hanno sostituito i polmoni. I primi sfiancati da 42 anni di fibrosi cistica, i secondi consumati rapidamente da un rigetto senza appello. È difficile usare termini così ingrati come dolore e sofferenza quando ho ricevuto solamente amore e vita.

Sono entrata in sala operatoria alle 7 e sono uscita alle 2 del mattino successivo grazie alla meravigliosa equipe della chirurgia toracica del policlinico di Milano, che mi ha restituito alla vita per la seconda volta. E se tutta questa immane, insormontabile, fatica, se tutto questo dolore crudo mi avranno regalato un altro giorno, ne sarà valsa la pena, anche se ogni giorno mi sono chiesta perché proprio a me questa meravigliosa svolta della vita?

La forza, che tanti mi attribuiscono, è un bluff: la succhio avidamente da ogni pensiero, preghiera, emozione che mi sono arrivate. Ora c’è solo lavoro per ricostruire ogni singolo muscolo del corpo che è un monolite rinsecchito ma ho un respiro troppo grande, non riesco nemmeno a finirlo, esattamente come la gratitudine verso la vita, e chi ne fa parte.

I primi polmoni donati mi portarono oltre i 4 mila metri, in montagna, per promuovere la cultura della donazione di Aido e un libro, un progetto, che si chiama Guardami adesso

In Rianimazione, prima che arrivassero i nuovi polmoni, chiamarono i miei familiari, dovevano salutarmi per l’ultima volta, si pensava che non ce l’avrei fatta. Ora ho la mobilità dei vecchi, che per alzarsi dalla sedia compiono un atto eroico. Vedo la gente camminare dalla finestra, mettono in moto in sinergia perfetta muscoli, cuore e polmoni, con una benedetta inconsapevolezza, e spero almeno si godano l’aria sulla faccia, una gentilezza ricevuta o donata. Penso ai miei donatori. Per ogni vita inciampata ed evaporata, per ogni volta aspettata e pregata, per te, che non te lo aspettavi, e hai lasciato la scena più bella, sul più bello. Per me, che non me lo aspettavo nemmeno io e per entrambi. Per tutti i morti che abbiamo avuto negli occhi nelle ultime settimane, Per chi ha deciso che un tuo pezzo di carne si rivolgesse in vita e per tutti noi, dannati ad amare questa vita. Grazie, miei donatori. Per ogni vostro amato io sopporto ogni indicibile supplizio, che arrivi ai loro cuori come miele profumato e che le nostre mani si intreccino nel vento, ogni volta che lo sentiremo necessario.